La storia di ‘Via della Scrofa’, sede della destra italiana

AGI – 17 ottobre 2022 di Mauro Bazzucchi

L’edificio al civico 39 di questa via lunga e stretta nel cuore del Campo Marzio ha un primato: è l’unico quartiere generale di un partito che è riuscito a superare indenne il passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica

Il fatto che Silvio Berlusconi si sia recato a via della Scrofa per ricucire con Giorgia Meloni ha un significato simbolico rilevante, che non si esaurisce nella contingenza politica legata alla formazione del nascituro governo. L’edificio al civico 39 di questa via lunga e stretta nel cuore del Campo Marzio, infatti, ha un primato: è l’unico quartiere generale di un partito che è riuscito a superare indenne il passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica, quando le alterne fortune delle forze politiche travolte dal ciclone Tangentopoli o ridimensionate nelle loro capacità economiche, provocarono l’abbandono o il trasloco a sedi più economiche di quelle che gli italiani si erano abituati a sentire nominate per gran parte del Dopoguerra.
Erano i tempi del “Bottegone” comunista in via delle Botteghe Oscure e della sede Dc di Piazza del Gesù, pilastri dell’Italia della guerra fredda a pochi centinaia di metri, a metà strada dei quali le Brigate Rosse decisero di abbandonare il cadavere di Aldo Moro martire del compromesso storico. Poi c’era la sede del Psi a via del Corso e, alla fine dei “pastoni” politici, dopo aver riferito delle posizioni di quello che era chiamato “arco costituzionale”, si dava conto anche del parere di “via della Scrofa” sede del Msi.

Poi la geografia del potere cambiò, e con l’irruzione del Cavaliere sulla scena politica arrivarono Arcore, Palazzo Grazioli, via Bellerio per la Lega o le nuove sedi della sinistra, con l’effimera parentesi veltroniana del loft, prima della definitiva affermazione del Nazareno. Ma l’ampia sede scelta da Giorgio Almirante (che ne ospitò anche la camera ardente) ha resistito, grazie sostanzialmente a un fattore: quando terminò la parabola storica del Msi con la svolta di Fiuggi, il nuovo partito di Gianfranco Fini emigrò, ma a via della Scrofa restò la redazione della storica testata del partito, il Secolo d’Italia, mentre la proprietà delle mura fu intestata alla fondazione Alleanza Nazionale.

Fu proprio in ossequio a questa storia e al potere evocativo della sede della destra italiana che Meloni e gli altri fondatori di Fratelli d’Italia decisero di “tornare all’ovile”, cosa che in parte avevano simbolicamente già fatto accogliendo di nuovo nel proprio simbolo la fiamma tricolore che si era persa con la confluenza nel Pdl.

E così, negli ultimi anni, via della Scrofa era tornata ad essere viva, a ospitare sia le iniziative politiche (numerose conferenze stampa) che le riunioni degli organismi di un partito della destra. Ciò che non era forse prevedibile, è che per la prima volta nella sua storia, via della Scrofa non si limitasse ad essere quartier generale di una forza politica, ma a entrare a pieno diritto nei luoghi del potere. Un potere a cui oggi, Silvio Berlusconi, recandosi da Villa Grande al centro di Roma, ha fornito un palese segno di riconoscimento.

Di Maggio, la deputata più giovane di Fdi: «In prima linea a difesa della famiglia»

è un piacere sapere che i valori di Almirante sono ancora vivi ed attuali . Soprattutto quando a parlarle una delle più giovani parlamentari italiane.

13 ottobre 2022 – Sole 24 ore – di Riccardo Ferrazza

Classe 1994, originaria della Basilicata, da 9 anni a Milano, si definisce «militante pro life»: pronta a difendere i valori non negoziabili e sacralità della vita

Donna, di destra, contraria alle quote rosa e pronta a battersi per la difesa della famiglia: è il profilo di Grazia Di Maggio, la più giovane deputata eletta con Fratelli d’Italia. È nata nel 1994, varcherà l’ingresso di Palazzo Montecitorio alcuni giorni prima di compiere 28 anni. La stessa età che aveva al suo esordio da deputato nel 1983 Pier Ferdinando Casini, ora decano con 11 legislature alle spalle. «Se quella che si apre per me sarà solo una parantesi o, come mi auguro, un’esperienza che durerà a lungo non lo so. Sono certa però che farò politica per tutta la vita, nelle istituzioni o ai banchetti, anche se sono convinta che questo non può mai diventare un lavoro».

Come è arrivata alla candidatura con Fratelli d’Italia?
Tutto è cominciato con la firma per una petizione. È successo tre anni fa, durante gli anni univesitari a Milano. Da lì è partita la “sana militanza” che mi ha portato lo scorso anno alla candidatura alle Comunali di Milano. Anche in quel caso ero la più giovane candidata della lista Fratelli d’Italia e il risultato è stato sorprendente per me che non sono nata in città: prima fra i non eletti. In seguito mi è stata data l’opportunità della candidatura alla Camera in Lombardia. L’elezione è una grande responsabilità, oltre che una grande emozione.

Milanese d’adozione?
Sono nata a Pisticci, piccolo paese della Basilicata, in provincia di Matera sulla costa ionica. Sono arrivata a Milano nove anni fa per studiare all’università Lettere e Scienze politiche.

Da dove arriva la passione per la politica?
Sono cresciuta in una famiglia di destra: la politica si seguiva, se ne parlava a tavola ma nessuno hai fatto attività politica, né io sono stata indirizzata verso questo percorso. È stata una vocazione: qualcosa che senti dentro te stessa e non puoi non assecondare. Se non fosse così sarebbe difficile della propria vita sana militanza.

Essere donna è stato per lei un vantaggio?
Sono contraria alle quote rosa, in Fratelli d’Italia non esistono. Credo che il merito non abbia genere, come dimostra la storia di Giorgia Meloni che potrebbe diventare la prima premier donna nella storia d’Italia. Mi auguro che nel mio caso sia stato valutato l’operato, l’impegno e le capacità.

Meloni si è congratulata con lei?
Sì e ci ha dato dei consigli: ci vuole sobrietà. C’è molto da lavorare.

Di cosa si vuole occupare in Parlamento?
Voglio portare in aula le stesse battaglie di cui mi sono occupata in questi anni da militante “pro life”: la difesa dei valori non negoziabili, la sacralità della vita, la famiglia, la tutela delle donne.

Qual è per lei un politico della storia italiana a cui guarda come riferimento?
Sicuramente Giorgio Almirante: per noi una stella polare, una linea guida che ispira la mia azione politica.

Il Post-It di Marco Vannucci: La cambiale di Giorgia

Cara Giorgia, passata la sbornia delle elezioni, grazie alle quali sei stata la protagonista assoluta, avrai capito di avere firmato una cambiale con gli italiani, e non solo con loro. Una cambiale in bianco, già pronta per essere messa all’incasso.

Dall’Europa, la quale non ti perdonerà la pur minima -e legittima- intemperanza; dall’America, amministrata da quella caricatura in trepida attesa di una minuscola reazione per bombardare il Cremlino con Putin dentro; dalla riva sinistra italiana, già in moto di protesta con i loro allineati di trincea sfiorando il ridicolo per la presenza dell’attuale ministro del lavoro, Andrea Orlando, in prima fila con tanto di bandiera rossa a protestare contro se stesso.

E che dire e di un noto bestemmiatore come Landini indicare la via tracciata da Papa Francesco? Non fosse la cosa già grottesca di per sé, equivale al ritorno di un boomerang in piena faccia. La sinistra ha perso le elezioni con le idee e l’identità, le sono rimaste soltanto gli slogan e le solite bugie.

Con questi creditori, Giorgia, la tua cambiale è al sicuro; piuttosto saremo noi nostalgici missini, cara Giorgia, i tuoi nemici più acerrimi. Ti abbiamo votato, sappi, ma metteremo all’incasso il programma sociale. Metteremo all’incasso la povera gente, i disadattati, gli ultimi, i senza lavoro, i poveri, i miserabili al minimo della pensione sociale, i diversamente abili, i calpestati dall’ingiustizia sociale.

Saremmo noi i tuoi veri creditori, Giorgia, quella cambiale l’hai firmata con noi.

Marco Vannucci

Almirante e Pino Rauti, il loro contributo alla vittoria del 25 settembre

Gianluca Mazzini 11 ottobre 2022 – LIBERO QUOTIDIANO

Nelle infinite analisi sul trionfo elettorale di Giorgia Meloni poco spazio è stato dato al contributo missino. A quel portato storico derivante dagli “esuli in patria”. Così il politologo Marco Tarchi definì gli eredi del fascismo in Italia. Una comunità numericamente non trascurabile in grado di raccogliere nelle elezioni sempre tra i 2 e i 3 milioni di voti ma ghettizzata dalla discriminante antifascista.
Il successo di Fratelli d’Italia si deve anche a questa storia. E bene ha fatto Giorgia Meloni a rifiutare i diktat pelosi della sinistra che le chiedevano di togliere dalle bandiere di Fdi la fiamma tricolore. Non tanto per una questione elettoralistica quanto per il rispetto di un passato. Il Msi, fondato nel 1946 e sciolto nel 1995, ha avuto nella sua storia 6 segretari politici. Spiccano due nomi: Giorgio Almirante che ha retto il partito per vent’ anni (1969-1987) e Pino Rauti segretario per meno di due (1990-1991) ma punto di riferimento per quasi mezzo secolo della destra sociale.

Giorgio Almirante ha guidato il partito in una delle fasi più tragiche della storia italiana (gli annidi piombo dove caddero decine di militanti missini al grido “uccidere un fascista non è reato”). In quei difficili anni cercò di modernizzare il partito allargando la base elettorale. Furono gli anni della Maggioranza Silenziosa, movimento spontaneo e trasversale che il 13 marzo 1971 scese in piazza a Milano contro le violenze della sinistra extra-parlamentare. Almirante cercò di cavalcare quel movimento creando una Destra Nazionale (1972) che ebbe un grande successo elettorale ma non riuscì a trasformarlo in politico per via di quell’arco costituzionale di matrice antifascista voluto da Dc e Pci. Oggi Fratelli d’Italia si rifà indirettamente a quell’esperienza allargando la base di destra, come immaginato proprio da Almirante. Altro visionario è stato Pino Rauti, l’anima sociale della destra missina. Da sempre sostenitore dello “sfondamento a sinistra” ovvero dell’ipotesi di conquistare i voti a sinistra quando intuì che con la crisi del Pci le fasce povere della popolazione non avrebbero più avuto rappresentanza politica. Oggi il 29% dei voti di Fdi arriva dalle fasce più umili.
Clamorosa e paradossale in questa chiave la vicenda di Isabella Rauti, figlia di Pino e parlamentare di Fratelli. Candidata a Sesto San Giovanni, l’ex Stalingrado d’Italia, ha sbaragliato Emanuele Fiano. Ma Giorgia Meloni è anche in debito con l’ultimo dei segretari del Msi Gianfranco Fini che le è stato… maestro. Ma nel senso zen del termine laddove «ti è maestro anche chi sbaglia indicandoti indirettamente la via». L’imperdonabile errore di Fini di rinnegare la sua storia è un insegnamento che Giorgia Meloni non dovrà mai dimenticare.

ADESSO BASTA!!!!!!!!

Dopo aver ascoltato ieri sera la trasmissione “Non è l’Arena” di Massimo Giletti sulla 7 ritengo di dover fare alcune precisazioni stanca dei continui attacchi che vengono rivolti a Giorgio Almirante.

  • Giorgio Almirante è stato eletto democraticamente alla Camera dei Deputati il 1948 raccogliendo già allora più di 500.000 voti ed insieme a lui sono stati eletti 5 deputati e 1 senatore per poi essere ininterrottamente eletto portando il suo partito alle soglie del 10%.

Almirante è stato votato ed eletto con il vecchio sistema proporzionale dove l’elettore doveva indicare il nome della persona che sceglieva fra una rosa di candidati. Non come oggi che praticamente si è eletti perché il partito decide che devi sedere in un  ramo del Parlamento.

 

  • E’ stato riconosciuto da tutti come colui il quale ha dato un ampio contributo alla vita Parlamentare italiana . Basti ricordare che la Fondazione Camera dei Deputati che pubblica i volumi con gli interventi dei parlamentari, abitualmente edita 2 volumi, nel suo caso invece ne sono stati necessari

 

  • Molti altri parlamentari italiani, come citato in trasmissione, sono stati fascisti fino all’ultima ora, salvo cambiare idea quando il fascismo era caduto e finito. Almirante non ha mai rinnegato la sua partecipazione soprattutto alla Repubblica Sociale Italiana, che, per chi ha studiato la storia è cosa ben diversa dal Fascismo regime. Se avete voglia andate a sentire la bella intervista che Minoli fece ad Almirante per Mixer:  non rinnegò le sue scelte giovanili ma evidenziò con assoluta naturalezza quelli che furono i limiti del fascismo.

 

  • Se poi vogliamo parlare della equazione Almirante – Fascismo dobbiamo arrivare alla conclusione che alcune leggi italiane odierne sono leggi fasciste. Mi spiego meglio :

 

  1. La legge per il voto agli Italiani all’estero è stata presentata alla Camera dei Deputati con il N° 778  il 17 gennaio  1959 primo firmatario Michelini

 

  • La proposta di legge sul Presidenzialismo è stata presentata alla Camera dei Deputati per la prima volta con il N°16 il 12 luglio del 1983 primo firmatario Almirante.

 

  • La proposta di legge per l’elezione diretta del Sindaco e del Presidente della provincia è stata presentata alla Camera dei Deputati per la prima volta con il N° 608 il 6 luglio 1987.

 

Tutte queste proposte sono oggi leggi di Stato ! Quindi? Sono leggi fasciste !!!!!! oppure democratiche?

 

Concludendo Almirante ha fatto le sue scelte legate al momento storico  ed ha traghettato la destra italiana nell’Arco Costituzionale. Ha partecipato alla vita politica italiana ed stato riconosciuto anche dagli avversari più autorevoli come un pilastro della politica italiana.

Basta!! Non è più ammissibile questo  continuo attacco anche a coloro i quali non hanno avuto nulla a che fare con il Fascismo ma hanno l’orgoglio comunque di essere gli eredi  di un partito, il Movimento Sociale Italiano ,che come Almirante non ha nulla di cui vergognarsi.

Ricordiamo le parole di Antonio Di Pietro che dopo Mani Pulite dichiarò: l’unico partito che non è stato coinvolto in nessun caso di tangentopoli  è stato il Movimento Sociale Italiano!.

E allora chi può oggi affermare questo del proprio partito ? Credo nessuno e anche per questo siamo orgogliosi del MSI di Almirante e non sentiamo alcun bisogno di nasconderlo!

Giuliana de’ Medici Almirante