L’orgoglio di Menia: “Rivendico la mia storia nel Msi, è stata una palestra di vita e di democrazia”

7colli.it – Elisa Lugano – 28 Dicembre 2022

”E’ una polemica fuori luogo, totalmente sbagliata e inutile…”. Roberto Menia, classe ’61 da Pieve di Cadore, ex finiano duro e puro, cresciuto durante gli anni Ottanta nel vecchio Msi, ora senatore di Fdi con Giorgia Meloni premier, non rinnega nulla del suo passato nella Fiamma. E respinge al mittente le critiche mosse dall’opposizione alla figlia di Pino Rauti, Isabella, e al presidente del Senato, Ignazio La Russa, che ieri hanno celebrato i 76 anni dalla nascita del partito che ha raccolto l’eredità della destra fascista.

Roberto Menia parla all’Adnkronos
‘Io -rivendica all’Adnkronos Menia – a Montecitorio ’94 al 2013, prima con Msi-An poi con Pdl e Fli- sono entrato in Parlamento orgogliosamente da missino. Ricordo a lorsignori che l’Msi è stato per molti innanzitutto una palestra di vita, quasi di purezza: molti nel Movimento fondato da Almirante hanno imparato valori, condotto le battaglie più nobili, come quella per l’italianità. Io ho imparato tutto questo e, lo ripeto, sono orgoglioso di esserci stato…”. ”Il Movimento sociale italiano è ed ha una storia tutta parlamentare, ha avuto il merito di mantenere nel recinto democratico un’intera comunità, uomini e donne che uscivano da un’esperienza importante, che hanno combattuto per degli ideali in cui credevano. Non dimentichiamoci poi che l’Msi ha preso milioni di voti… E’ un partito che ha sempre avuto legittimamente una rappresentanza alla Camera e al Senato. Ora non si può fare dell’antifascismo 70 anni dopo, altrimenti dovrei ricordare, per esempio, che l’ex capo dello Stato Napolitano benediceva i carri armati a Budapest… Dopo l’Msi c’è stata, naturalmente, come in tutta la tradizione politica italiana -sottolinea il senatore meloniano- una evoluzione. Ho vissuto tutta la stagione di An e oggi vivo felicemente la stagione di Fdi”.

Menia è un fiume in piena, non accetta etichette, né critiche, sulla storia missina e ricorda alla sinistra che oggi attacca La Russa e Rauti anche un episodio particolare, che ha sempre destato scalpore, ovvero, la collaborazione del leader missino con la rivista ‘La Difesa della Razza’ diretta da Telesio Interlandi: ”Almirante viene citato spesso perché scriveva su una certa rivista… Voglio ricordare, però, che sulla stessa materia scrissero tanti altri: Giorgio Bocca, Fanfani, Spadolini e Scalfari poi diventato fondatore del quotidiano ‘La Repubblica’… Voglio ricordare inoltre che Almirante e l’Msi hanno sempre espresso parole chiare di condanna nei confronti delle leggi razziali e hanno sempre sostenuto Israele e una posizione atlantica”.

Plinio: onore a Msi e Giorgio Almirante. Comunisti ricevevano rubli da Mosca

28-12-2022 LiguriaNotizie.it

“Onore al Msi: movimento sociale, nazionale e patriottico. Sono orgoglioso di essere stato missino, almirantiano e collaboratore del genovese Cesco Giulio Baghino, uno dei fondatori del partito.

Si vergognino i comunisti e tutti quelli che ricevevano rubli dall’Urss, che teneva puntati i missili anche sulla nostra Patria”.

Lo ha dichiarato oggi l’ex presidente del consiglio regionale ed ex consigliere del Comune di Genova Gianni Plinio (CasaPound), intervenendo sulla polemica innescata ieri dalle sinistre perché, oltre al sottosegretario di Stato alla Difesa Isabella Rauti (FdI), anche il presidente del Senato Ignazio La Russa (FdI) ha ricordato il 76° anniversario della fondazione del Movimento sociale italiano (costituito il 26 dicembre del 1946).

“Il Movimento sociale italiano – ha aggiunto Plinio – fu un partito di destra con rappresentanza parlamentare liberamente eletta. Sostenne i Governi Zoli, Segni e Tambroni in funzione anticomunista e votò Antonio Segni e Giovanni Leone come presidenti della Repubblica Italiana.

Si devono al Msi le grandi battaglie per Trieste italiana e per l’italianità dell’Alto Adige. Anche a Genova un sindaco galantuomo come Vittorio Pertusio fu sostenuto dai voti determinanti dei quattro consiglieri comunali missini”.

Il mondiale l’ha vinto il Denaro

Marcello Veneziani – La Verità – 20 dicembre 2022

Oltre che all’Argentina e al dio Messi, la Coppa del Mondo nel Qatar è stata assegnata all’economia e al dio Denaro. Anche un paese refrattario al calcio, estraneo allo sport, può diventare il Tempio mondiale del football perché dispone della ricchezza.

E’ stata una consacrazione plateale, spettacolare della dominazione del denaro, non affidata solo ai vistosi premi: la coppa aurea, un premio complessivo per i vincitori, record assoluto, pari a 440 milioni di dollari, un’ostentazione di ricchezza in ogni evento e in ogni immagine del Qatar; ricchezza sugli spalti, negli spogliatoi e soprattutto nel retrobottega del mondiale. Anche lo scandalo dell’Europarlamento, le mazzette del Qatar, sono ancora la cresta di un fenomeno globale in espansione da tanto tempo ma divenuto ora assoluto, totale, inesorabile. Dietro la patologia della corruzione c’è ormai la fisiologia di un dominio globale. Con un risvolto kitsch da far impallidire magnati russi e pacchianerie americane.

Ma lo sport è al guinzaglio del denaro come la politica e perfino i diritti umani; gli stati appesi alle banche centrali e sovranazionali, le risorse del pianeta appese alla mercé della finanza, l’umanità appesa al business, la salute appesa ai profitti. Il mondo è mosso dai soldi; sono il motore principale, gli altri sono motori secondari. Ci raccontavano il contrario, o meglio lo raccontavano a rovescio, che il mondo è mosso dalla povertà; per i vecchi schemi marxisti il mondo è mosso dalla lotta di classe dei poveri contro i ricchi; i popoli poveri fanno le rivoluzioni, o secondo la visuale liberale, i singoli poveri cambiano la società nella loro ricerca di migliorare; così come i migranti poveri partono in cerca di fortuna e generano circolazione dell’umanità. Ma la povertà è solo il risvolto secondario della Ricchezza che è il vero Re del Mondo, non solo nel Qatar. Ha sempre avuto peso la ricchezza, dai tempi di Creso e di re Mida; ma una tendenza antica, potenziata nell’ultima modernità, diventa oggi l’orizzonte globale del nostro presente e ancor più del nostro avvenire. L’idea stessa di globalizzazione è la traduzione universale del mercato globale, applicata a uomini, flussi e merci.

Se nel mondo tramontano la religione e la politica, il pensiero e l’arte, le civiltà e le tradizioni, potete non attribuirlo al potere alienante e distruttivo della finanza e del commercio; ma dovrete convenire che a sostituire tutti quei mondi è sempre l’economia, nella forma della finanza, dei consumi e della tecnica. L’unica universalità riconosciuta da tutti, l’unico fattore mondiale di scambio, l’unica certezza d’intermediazione, è nel potere del Denaro, nella divinità della ricchezza e nel suo linguaggio che si fa capire da tutti.

Poi restano gli epifenomeni, ossia i fenomeni di superficie, apparenti o vistosi, come può essere una partita di calcio, una sfida appassionata tra calciatori, il talento naturale dei fuoriclasse e degli atleti, l’effetto degli allenamenti e l’intelligenza della tattica. Ma sotto il soffice manto erboso c’è un campo d’energie che muove il mondo e determina le cose. Gli uomini fingono di non vederlo, non capiscono o non vogliono capire e si illudono come bambini che vogliono farsi raccontare le favole anche quando hanno smesso di credere a Babbo Natale. E si affidano ai piedi de dios, alla bravura del “genio”, alla dea fortuna. Noi italiani, popolo giocoso per eccellenza, ci siamo appassionati pur essendo fuori da questo mondiale: ma non abbiamo tifato per la vicina Francia, la sorella latina ed europea, non abbiamo seguito le direttive europee; ci siamo lasciati trasportare dal Corazon, dall’affinità sanguigna e naturale con gli argentini, che per metà hanno il nostro stesso sangue, e per indole somigliano al nostro sud, avendo per giunta un santo in comune, come Diego Armando Maradona.

Ma quello è il mondo come rappresentazione; la volontà sottostante è tutta altrove e coincide col potere dei soldi. E’ sempre il meccanismo dell’economia a determinare luoghi, flussi e domini.

E’ così potente l’economia da aver seguito ormai la parabola delle religioni: dapprima naturali, con gli dei identificati nelle forze della natura, visibili e perfino con fattezze umane o animali; poi le religioni evolvono, si fanno da un verso monoteiste e dall’altro si fanno invisibili, a partire dal loro Dio. Così è l’economia: il denaro si smaterializza, si fa elettronico, la ricchezza si fa finanziaria più che reale, diventa teologica, mentre le banche sono le nuove cattedrali e il Debito Sovrano viene elevato a Peccato originale dei popoli ma anche dei singoli, perché ormai nasciamo con quel male e non basterà il battesimo in banca per estinguerlo ma ce lo porteremo per tutta la vita. Lo stadio teologico dell’economia è giunto a tal punto che nessuno parla più del Capitalismo nel momento in cui governa il mondo: non nominare il nome di dio invano, non osare chiamare per nome il Signore, meglio termini più neutri e rifratti come globalizzazione, mercato mondiale e interdipendenza.

L’interrogativo che alla fine ci resta è però cruciale e non possiamo evitarlo: quanto potrà durare l’umanità sotto la dominazione assoluta dell’economia? Come credete che possano vivere gli uomini e i popoli disfacendo ogni loro legame, salvo lo scambio economico tramite il denaro e la tecnologia? Per quanto tempo ancora la società potrà reggere senza orizzonti comuni di fede e di pensiero, di civiltà e di identità, di tradizione e di storia, connessa solo dallo scambio commerciale, dal transito delle merci e dal valore stabilito dai mercati finanziari? La società sopravvive perché mantiene ancora, benché logorati e deperiti, i legami comunitari ereditati dalla vita e dalla storia, di tipo famigliare, territoriale e civico, religioso e culturale. Cosa accadrà quando saranno definitivamente vanificati, grazie anche alle ideologie di supporto del mondialismo economico che puntano a sradicare l’umanità e renderla fluttuante, mutante, nomade? Sarà economico l’ultimo stadio dell’umanità. E finirà ai rigori.

Raccolta generi alimentari

La Fondazione Almirante tra le varie iniziative, ha intenzione di effettuare una raccolta , PRESSO LA NOSTRA SEDE VIA GIROLAMO BOCCARDO 26 00191 ROMA , di generi alimentari non deperibili, da destinare alla mensa dei poveri della Parrocchia di Santa Lucia (Circonvallazione Clodia a Roma ). È un gesto che sarà sicuramente apprezzato e farà felici tante persone in difficoltà.
Grati della partecipazione potete portare o inviare in Fondazione la vostra offerta. Grazie a tutti e buone feste.

Ciao Lando , Amico Nostro !!!

Domani Mercoldì 21 Dicembre alle ore 12.00 presso la Basilica di Santa Maria in Montesanto a Piazza del Popolo ( Chiesa degli Artisti ) verra’ celebrato l’ultimo saluto al nostro caro amico Lando Buzzanca .

Video gruppo ” Quelli del Fronte della Gioventù ” – Almirante

Solo oggi abbiamo ricevuto questo bellissimo video che pubblichiamo con molto piacere ringraziando di cuore gli autori

Intervista a Giuliana de’ Medici Almirante su La Verita del 7 Dicembre 2022

Pubblichiamo l’articolo della lunga intervista fatta dal giornalista de La Verita , Roberto Faben , a Giuliana de’ Medici Almirante Presidente della Fondazione Giorgio Almirante

La Fondazione Giorgio Almirante per il sociale

La Fondazione Giorgio Almirante , il giorno Lunedi 12 Dicembre alle ore 17.30 , presso la propria sede di Roma in via Girolamo Boccardo 26 , affrontera’ il tema delle adozioni , con le testimonianze degli adottati e dei genitori adottivi . La discussione vedra’ la presenza di magistrati e avvocati del settore con i testimoni. Sara’ questa l’occasione per presentare i volumi di Anna Agostiniani sull’argomento.