Presentazione libri DESTRE ITALIANE

Martedi’ 29 Novembre presso la nostra sede di Roma in Via Girolamo Boccardo 26 dalle ore 18.30 lo scrittore Rodolfo Capozzi
presentera’ i suoi due volumi di ” Destre Italiane ” Prospettiva editrice .

Introduce , Giuliana de’ Medici Almirante , Presidente della Fondazione Giorgio Almirante

Moderatore , Roberto Rosseti , gia’ Vicedirettore del Tg1

Intervengono , Andrea Tremaglia , deputato di Fratelli d’Italia
Gianni Alemanno , gia’ Sindaco di Roma

Sabato 19 Novembre la Fondazione Giorgio Almirante a Treviso

SABATO 19 NOVEMBRE, dalle ore 17.3O, presso L’HOTEL FOGHER, IN STRADA OVEST, A TREVISO, ospiteremo ufficialmente la FONDAZIONE GIORGIO ALMIRANTE di Roma, impersonata dalla figlia del nostro indimenticabile Segretario del MSI SIG.RA GIULIANA de’ MEDICI ALMIRANTE. L’ incontro, che è previsto dalle 17.30 alle 19.30, sarà seguito dalla cena con gli ospiti romani cui potranno partecipare tutti i simpatizzanti. La cena si svolgerà nel ristorante dello stesso hotel Fogher alle ore 20 al costo di 30 euro a testa. ( a partire dal 12 novembre sarà gradito un messaggio al sottoscritto per sapere chi aderira’ alla cena stessa.). Questo appuntamento, già previsto per la primavera scorsa e rinviato per cause di forza maggiore, è molto importante per il nostro gruppo, nato, 18 mesi fa, dall’ esclusione dei ” missini” dai vertici provinciali di FdI. Fra noi e numerosi leali militanti della DESTRA STORICA, non iscritti a Fratelli d’ Italia è nato un sodalizio che mette davanti a tutto l’ onestà intellettuale e detesta la politica del compromesso e del sotterfugio. Il 19 NOVEMBRE verrà ricordata la figura di Giorgio Almirante, il cui pensiero è ancora attualissimo e verrà presentata la nuova edizione del noto libro ” Autobiografia di un Fucilatore” scritto dallo Stesso. Spero in un’ adesione massiccia a questo evento che, per molti di noi, rappresenta un bellissimo tuffo nel passato, tenendo presente, d’ altro lato, la modernità delle proposte e delle istanze che allora, negli anni 60 e 70, erano il nostro Credo e che dopo decenni sono il cardine dell’ azione politica dei cosiddetti partiti SOVRANISTI dell’ EUROPA di oggi. Prego tutti voi di estendere questo invito a più amici, sostenitori, militanti, possibile.

Dott. Pierfrancesco Cappelletto

I valori della destra e quelli della sinistra

Marcello Veneziani – La Verità – 11 novembre 2022

Con che aria di sarcasmo e insofferenza, quando si parla dei valori della destra di governo a sinistra li liquidano con la formula usata in modo spregiativo “Dio, patria e famiglia”. Per indicare il mondo di sinistra potremmo usare un trittico speculare e altrettanto sbrigativo: “gay, migranti e bella ciao”. Approssimazione per approssimazione, rende bene l’idea di quale sia oggi il nucleo centrale della sinistra un tempo operaia, proletaria e anticapitalista. C’è stata la Mutazione, ha ragione Luca Ricolfi nella sua acuta analisi, che ha reso la sinistra impopolare, più intollerante e spocchiosa. Certo, la sbrigativa formula ternaria che abbiamo espresso si potrebbe meglio definire attraverso ulteriori classificazioni, tutte però in negativo: la sinistra è antirazzista, antifascista e antifobica, per indicare la condanna di ogni discriminazione sessuale. E la traduzione simultanea a sinistra di Dio patria e famiglia è proprio nel rovescio negativo di quei valori che sarebbero a loro dire portatori di razzismo, fascismo e discriminazione civile, sessuale e religiosa.
La parola che solitamente concentra i valori della destra è identità; viceversa, la parola che riassume i valori della sinistra è oggi inclusione. Salvo notare che l’ideologia dell’inclusione curiosamente si fonda sull’esclusione di tutti coloro che non si riconoscono in quel trittico – gay, migranti e antifascisti – che costituisce il canone e il codice identificativo della sinistra.
Per la sinistra la destra si arrocca nell’identità che genera a suo dire esclusione, supremazia e discriminazione. In realtà, cancellare o mortificare le identità dei popoli, delle nazioni e delle persone significa privare i più indifesi, i perdenti della globalizzazione, dell’unica certezza e dell’unico capitale sociale di cui dispongono: il loro legame col territorio, il loro essere italiani, la loro comunità famigliare e sociale. Se togliamo loro anche quello, e quell’ombra di fierezza d’appartenenza e di affetti, li riduciamo a ombre fragili e fluttuanti che vivono schiacciate tra consumi a loro scarsamente accessibili e migranti che occupano i loro spazi vitali, sociali e spesso anche lavorativi.
Che avvenire può proporre una sinistra ancorata al passato astioso, tramite l’antifascismo militante, alla sostituzione degli italiani con i migranti e alle unioni senza figli, tra persone dello stesso sesso? Non pensate che uno scenario del genere sia una specie di suicidio assistito, di eutanasia dell’Italia e di accelerazione della sua decadenza biologica, anagrafica e culturale? Quando i flussi in uscita di italiani, in gran parte giovani benestanti, con titoli di studio superiori, vengono compensati dai flussi in entrata di migranti bisognosi di tutto, in gran parte privi di titolo di studio o di lavoro, pensate che l’Italia vada verso un progresso o non piuttosto verso la sua decadenza?
E quanta falsificazione retorica ed emotiva dietro il tema dell’accoglienza. Per cominciare, coloro che sbarcano dalle Ong non sono disperati raccolti in mare ma migranti che hanno pagato caro un biglietto di viaggio e sono stati imbarcati dai porti di partenza, con la garanzia di sbarcare e il supporto medico-organizzativo di chi traffica in umanità. In secondo luogo i veri disperati non sono coloro che partono, semmai coloro che restano nelle loro terre d’origine, se è vero che gli altri partono per sfuggire alla miseria e all’oppressione. E’ poi inconcepibile che debbano essere le Ong a dettare l’agenda e decidere imbarchi e sbarchi, e i governi devono adeguarsi. E ancora: non si può isolare la volontà e il diritto dei migranti dal contesto, ovvero dalle popolazioni e i luoghi che abbandonano e dalle popolazioni e i luoghi che dovrebbero accoglierli; ogni diritto o pretesa va commisurato a tutti e tre i soggetti e non va ridotto all’unilaterale volontà dei migranti. Infine, è scandaloso che l’Europa s’ingerisca nei minimi affari interni ai paesi europei e sia poi del tutto muta, inerme, latitante di fronte a un fenomeno come i flussi migratori che la investe come Unione Europea e non riguarda solo i singoli stati. E solo in quel caso rispolvera la sovranità nazionale…
Ma tutto questo non si può dire, passi per orco disumano. Quando disumano è far sbarcare in massa e non preoccuparsi delle loro condizioni di vita e delle garanzie, né curarsi di chi deve accoglierli nei paesi d’approdo né di chi resta nei paesi di partenza.
Il problema è che sui migranti, come sugli altri temi indicati, la religione umanitaria della sinistra non ammette obiezioni, le condanna come blasfeme, peccaminose, diaboliche.
E la destra cosa fa? Finché era all’opposizione poteva limitarsi a strepitare, ma ora che fa, proclama e ribadisce i suoi principi, salvo poi adeguarsi nella prassi e accettare ogni sbarco?
E viceversa cosa può realisticamente fare, in modo efficace, stretta nella morsa tra l’UE e la pressione mediatico-politica?
Il problema vero, paradossalmente, non è pratico ma di principio. Se non vinci la battaglia di principio poi non riesci a generare conseguenze pratiche coerenti. Se non stabilisci il tema prioritario della civiltà, della sovranità europea oltre che nazionale, la difesa dell’identità, la tutela prioritaria dei cittadini e il pericolo del caos, della decadenza e del disagio generale, di chi arriva e di chi accoglie, non sei in grado poi di promuovere adeguate e coerenti misure. E allora ti attacchi a grotteschi alibi umanitari: “salviamo i più fragili”, categoria di per sé fragile, indefinita. E con l’assurdo che se dovessimo accogliere solo i disabili, i malati, i “fragili”, e non le energie dinamiche e lavorative, faremmo del nostro paese un ospizio, un pronto soccorso, un ospedale da campo.
Insomma quelle differenze di principio non sono pure declamazioni o spot elettorali; hanno implicazioni pratiche e su quelle saranno poi giudicati i governi.

La storia di ‘Via della Scrofa’, sede della destra italiana

AGI – 17 ottobre 2022 di Mauro Bazzucchi

L’edificio al civico 39 di questa via lunga e stretta nel cuore del Campo Marzio ha un primato: è l’unico quartiere generale di un partito che è riuscito a superare indenne il passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica

Il fatto che Silvio Berlusconi si sia recato a via della Scrofa per ricucire con Giorgia Meloni ha un significato simbolico rilevante, che non si esaurisce nella contingenza politica legata alla formazione del nascituro governo. L’edificio al civico 39 di questa via lunga e stretta nel cuore del Campo Marzio, infatti, ha un primato: è l’unico quartiere generale di un partito che è riuscito a superare indenne il passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica, quando le alterne fortune delle forze politiche travolte dal ciclone Tangentopoli o ridimensionate nelle loro capacità economiche, provocarono l’abbandono o il trasloco a sedi più economiche di quelle che gli italiani si erano abituati a sentire nominate per gran parte del Dopoguerra.
Erano i tempi del “Bottegone” comunista in via delle Botteghe Oscure e della sede Dc di Piazza del Gesù, pilastri dell’Italia della guerra fredda a pochi centinaia di metri, a metà strada dei quali le Brigate Rosse decisero di abbandonare il cadavere di Aldo Moro martire del compromesso storico. Poi c’era la sede del Psi a via del Corso e, alla fine dei “pastoni” politici, dopo aver riferito delle posizioni di quello che era chiamato “arco costituzionale”, si dava conto anche del parere di “via della Scrofa” sede del Msi.

Poi la geografia del potere cambiò, e con l’irruzione del Cavaliere sulla scena politica arrivarono Arcore, Palazzo Grazioli, via Bellerio per la Lega o le nuove sedi della sinistra, con l’effimera parentesi veltroniana del loft, prima della definitiva affermazione del Nazareno. Ma l’ampia sede scelta da Giorgio Almirante (che ne ospitò anche la camera ardente) ha resistito, grazie sostanzialmente a un fattore: quando terminò la parabola storica del Msi con la svolta di Fiuggi, il nuovo partito di Gianfranco Fini emigrò, ma a via della Scrofa restò la redazione della storica testata del partito, il Secolo d’Italia, mentre la proprietà delle mura fu intestata alla fondazione Alleanza Nazionale.

Fu proprio in ossequio a questa storia e al potere evocativo della sede della destra italiana che Meloni e gli altri fondatori di Fratelli d’Italia decisero di “tornare all’ovile”, cosa che in parte avevano simbolicamente già fatto accogliendo di nuovo nel proprio simbolo la fiamma tricolore che si era persa con la confluenza nel Pdl.

E così, negli ultimi anni, via della Scrofa era tornata ad essere viva, a ospitare sia le iniziative politiche (numerose conferenze stampa) che le riunioni degli organismi di un partito della destra. Ciò che non era forse prevedibile, è che per la prima volta nella sua storia, via della Scrofa non si limitasse ad essere quartier generale di una forza politica, ma a entrare a pieno diritto nei luoghi del potere. Un potere a cui oggi, Silvio Berlusconi, recandosi da Villa Grande al centro di Roma, ha fornito un palese segno di riconoscimento.

Di Maggio, la deputata più giovane di Fdi: «In prima linea a difesa della famiglia»

è un piacere sapere che i valori di Almirante sono ancora vivi ed attuali . Soprattutto quando a parlarle una delle più giovani parlamentari italiane.

13 ottobre 2022 – Sole 24 ore – di Riccardo Ferrazza

Classe 1994, originaria della Basilicata, da 9 anni a Milano, si definisce «militante pro life»: pronta a difendere i valori non negoziabili e sacralità della vita

Donna, di destra, contraria alle quote rosa e pronta a battersi per la difesa della famiglia: è il profilo di Grazia Di Maggio, la più giovane deputata eletta con Fratelli d’Italia. È nata nel 1994, varcherà l’ingresso di Palazzo Montecitorio alcuni giorni prima di compiere 28 anni. La stessa età che aveva al suo esordio da deputato nel 1983 Pier Ferdinando Casini, ora decano con 11 legislature alle spalle. «Se quella che si apre per me sarà solo una parantesi o, come mi auguro, un’esperienza che durerà a lungo non lo so. Sono certa però che farò politica per tutta la vita, nelle istituzioni o ai banchetti, anche se sono convinta che questo non può mai diventare un lavoro».

Come è arrivata alla candidatura con Fratelli d’Italia?
Tutto è cominciato con la firma per una petizione. È successo tre anni fa, durante gli anni univesitari a Milano. Da lì è partita la “sana militanza” che mi ha portato lo scorso anno alla candidatura alle Comunali di Milano. Anche in quel caso ero la più giovane candidata della lista Fratelli d’Italia e il risultato è stato sorprendente per me che non sono nata in città: prima fra i non eletti. In seguito mi è stata data l’opportunità della candidatura alla Camera in Lombardia. L’elezione è una grande responsabilità, oltre che una grande emozione.

Milanese d’adozione?
Sono nata a Pisticci, piccolo paese della Basilicata, in provincia di Matera sulla costa ionica. Sono arrivata a Milano nove anni fa per studiare all’università Lettere e Scienze politiche.

Da dove arriva la passione per la politica?
Sono cresciuta in una famiglia di destra: la politica si seguiva, se ne parlava a tavola ma nessuno hai fatto attività politica, né io sono stata indirizzata verso questo percorso. È stata una vocazione: qualcosa che senti dentro te stessa e non puoi non assecondare. Se non fosse così sarebbe difficile della propria vita sana militanza.

Essere donna è stato per lei un vantaggio?
Sono contraria alle quote rosa, in Fratelli d’Italia non esistono. Credo che il merito non abbia genere, come dimostra la storia di Giorgia Meloni che potrebbe diventare la prima premier donna nella storia d’Italia. Mi auguro che nel mio caso sia stato valutato l’operato, l’impegno e le capacità.

Meloni si è congratulata con lei?
Sì e ci ha dato dei consigli: ci vuole sobrietà. C’è molto da lavorare.

Di cosa si vuole occupare in Parlamento?
Voglio portare in aula le stesse battaglie di cui mi sono occupata in questi anni da militante “pro life”: la difesa dei valori non negoziabili, la sacralità della vita, la famiglia, la tutela delle donne.

Qual è per lei un politico della storia italiana a cui guarda come riferimento?
Sicuramente Giorgio Almirante: per noi una stella polare, una linea guida che ispira la mia azione politica.

Il Post-It di Marco Vannucci: La cambiale di Giorgia

Cara Giorgia, passata la sbornia delle elezioni, grazie alle quali sei stata la protagonista assoluta, avrai capito di avere firmato una cambiale con gli italiani, e non solo con loro. Una cambiale in bianco, già pronta per essere messa all’incasso.

Dall’Europa, la quale non ti perdonerà la pur minima -e legittima- intemperanza; dall’America, amministrata da quella caricatura in trepida attesa di una minuscola reazione per bombardare il Cremlino con Putin dentro; dalla riva sinistra italiana, già in moto di protesta con i loro allineati di trincea sfiorando il ridicolo per la presenza dell’attuale ministro del lavoro, Andrea Orlando, in prima fila con tanto di bandiera rossa a protestare contro se stesso.

E che dire e di un noto bestemmiatore come Landini indicare la via tracciata da Papa Francesco? Non fosse la cosa già grottesca di per sé, equivale al ritorno di un boomerang in piena faccia. La sinistra ha perso le elezioni con le idee e l’identità, le sono rimaste soltanto gli slogan e le solite bugie.

Con questi creditori, Giorgia, la tua cambiale è al sicuro; piuttosto saremo noi nostalgici missini, cara Giorgia, i tuoi nemici più acerrimi. Ti abbiamo votato, sappi, ma metteremo all’incasso il programma sociale. Metteremo all’incasso la povera gente, i disadattati, gli ultimi, i senza lavoro, i poveri, i miserabili al minimo della pensione sociale, i diversamente abili, i calpestati dall’ingiustizia sociale.

Saremmo noi i tuoi veri creditori, Giorgia, quella cambiale l’hai firmata con noi.

Marco Vannucci

Almirante e Pino Rauti, il loro contributo alla vittoria del 25 settembre

Gianluca Mazzini 11 ottobre 2022 – LIBERO QUOTIDIANO

Nelle infinite analisi sul trionfo elettorale di Giorgia Meloni poco spazio è stato dato al contributo missino. A quel portato storico derivante dagli “esuli in patria”. Così il politologo Marco Tarchi definì gli eredi del fascismo in Italia. Una comunità numericamente non trascurabile in grado di raccogliere nelle elezioni sempre tra i 2 e i 3 milioni di voti ma ghettizzata dalla discriminante antifascista.
Il successo di Fratelli d’Italia si deve anche a questa storia. E bene ha fatto Giorgia Meloni a rifiutare i diktat pelosi della sinistra che le chiedevano di togliere dalle bandiere di Fdi la fiamma tricolore. Non tanto per una questione elettoralistica quanto per il rispetto di un passato. Il Msi, fondato nel 1946 e sciolto nel 1995, ha avuto nella sua storia 6 segretari politici. Spiccano due nomi: Giorgio Almirante che ha retto il partito per vent’ anni (1969-1987) e Pino Rauti segretario per meno di due (1990-1991) ma punto di riferimento per quasi mezzo secolo della destra sociale.

Giorgio Almirante ha guidato il partito in una delle fasi più tragiche della storia italiana (gli annidi piombo dove caddero decine di militanti missini al grido “uccidere un fascista non è reato”). In quei difficili anni cercò di modernizzare il partito allargando la base elettorale. Furono gli anni della Maggioranza Silenziosa, movimento spontaneo e trasversale che il 13 marzo 1971 scese in piazza a Milano contro le violenze della sinistra extra-parlamentare. Almirante cercò di cavalcare quel movimento creando una Destra Nazionale (1972) che ebbe un grande successo elettorale ma non riuscì a trasformarlo in politico per via di quell’arco costituzionale di matrice antifascista voluto da Dc e Pci. Oggi Fratelli d’Italia si rifà indirettamente a quell’esperienza allargando la base di destra, come immaginato proprio da Almirante. Altro visionario è stato Pino Rauti, l’anima sociale della destra missina. Da sempre sostenitore dello “sfondamento a sinistra” ovvero dell’ipotesi di conquistare i voti a sinistra quando intuì che con la crisi del Pci le fasce povere della popolazione non avrebbero più avuto rappresentanza politica. Oggi il 29% dei voti di Fdi arriva dalle fasce più umili.
Clamorosa e paradossale in questa chiave la vicenda di Isabella Rauti, figlia di Pino e parlamentare di Fratelli. Candidata a Sesto San Giovanni, l’ex Stalingrado d’Italia, ha sbaragliato Emanuele Fiano. Ma Giorgia Meloni è anche in debito con l’ultimo dei segretari del Msi Gianfranco Fini che le è stato… maestro. Ma nel senso zen del termine laddove «ti è maestro anche chi sbaglia indicandoti indirettamente la via». L’imperdonabile errore di Fini di rinnegare la sua storia è un insegnamento che Giorgia Meloni non dovrà mai dimenticare.

ADESSO BASTA!!!!!!!!

Dopo aver ascoltato ieri sera la trasmissione “Non è l’Arena” di Massimo Giletti sulla 7 ritengo di dover fare alcune precisazioni stanca dei continui attacchi che vengono rivolti a Giorgio Almirante.

  • Giorgio Almirante è stato eletto democraticamente alla Camera dei Deputati il 1948 raccogliendo già allora più di 500.000 voti ed insieme a lui sono stati eletti 5 deputati e 1 senatore per poi essere ininterrottamente eletto portando il suo partito alle soglie del 10%.

Almirante è stato votato ed eletto con il vecchio sistema proporzionale dove l’elettore doveva indicare il nome della persona che sceglieva fra una rosa di candidati. Non come oggi che praticamente si è eletti perché il partito decide che devi sedere in un  ramo del Parlamento.

 

  • E’ stato riconosciuto da tutti come colui il quale ha dato un ampio contributo alla vita Parlamentare italiana . Basti ricordare che la Fondazione Camera dei Deputati che pubblica i volumi con gli interventi dei parlamentari, abitualmente edita 2 volumi, nel suo caso invece ne sono stati necessari

 

  • Molti altri parlamentari italiani, come citato in trasmissione, sono stati fascisti fino all’ultima ora, salvo cambiare idea quando il fascismo era caduto e finito. Almirante non ha mai rinnegato la sua partecipazione soprattutto alla Repubblica Sociale Italiana, che, per chi ha studiato la storia è cosa ben diversa dal Fascismo regime. Se avete voglia andate a sentire la bella intervista che Minoli fece ad Almirante per Mixer:  non rinnegò le sue scelte giovanili ma evidenziò con assoluta naturalezza quelli che furono i limiti del fascismo.

 

  • Se poi vogliamo parlare della equazione Almirante – Fascismo dobbiamo arrivare alla conclusione che alcune leggi italiane odierne sono leggi fasciste. Mi spiego meglio :

 

  1. La legge per il voto agli Italiani all’estero è stata presentata alla Camera dei Deputati con il N° 778  il 17 gennaio  1959 primo firmatario Michelini

 

  • La proposta di legge sul Presidenzialismo è stata presentata alla Camera dei Deputati per la prima volta con il N°16 il 12 luglio del 1983 primo firmatario Almirante.

 

  • La proposta di legge per l’elezione diretta del Sindaco e del Presidente della provincia è stata presentata alla Camera dei Deputati per la prima volta con il N° 608 il 6 luglio 1987.

 

Tutte queste proposte sono oggi leggi di Stato ! Quindi? Sono leggi fasciste !!!!!! oppure democratiche?

 

Concludendo Almirante ha fatto le sue scelte legate al momento storico  ed ha traghettato la destra italiana nell’Arco Costituzionale. Ha partecipato alla vita politica italiana ed stato riconosciuto anche dagli avversari più autorevoli come un pilastro della politica italiana.

Basta!! Non è più ammissibile questo  continuo attacco anche a coloro i quali non hanno avuto nulla a che fare con il Fascismo ma hanno l’orgoglio comunque di essere gli eredi  di un partito, il Movimento Sociale Italiano ,che come Almirante non ha nulla di cui vergognarsi.

Ricordiamo le parole di Antonio Di Pietro che dopo Mani Pulite dichiarò: l’unico partito che non è stato coinvolto in nessun caso di tangentopoli  è stato il Movimento Sociale Italiano!.

E allora chi può oggi affermare questo del proprio partito ? Credo nessuno e anche per questo siamo orgogliosi del MSI di Almirante e non sentiamo alcun bisogno di nasconderlo!

Giuliana de’ Medici Almirante

L’Italia che non vuole finire

Marcello Veneziani – La Verità – 28 settembre 2022

L’Italia e non solo l’Italia, ha vissuto due giorni di sogno e di incubo per la vittoria di Giorgia Meloni. Mezza Italia ha sognato, l’altra Italia che comprende i piani alti della società, ha patito un incubo. E i restanti sono rimasti in dormiveglia, spiazzati e spaesati.

Ora che ci svegliamo dalla fiaba della borgatara che si fece regina, la Calimero piccola e nera che si scopre la più amata dagli italiani, è tempo di riprendere coscienza, tornare alla realtà e capire cosa è successo.

Già, cos’è accaduto, qual è alla fine il messaggio che proviene dalle urne? L’Italia non vuole finire. E si è ribellata all’obbligo del pass ideologico, della mascherina politicamente corretta e del regime di sorveglianza di questi anni. Non dirò che la Meloni e la sua coalizione salveranno l’Italia, la sua sovranità e la sua civiltà né che ci libereranno dalla Cappa interna e globale, anzi non lo penso, è impresa troppo grande; ma dico cosa è successo nella mente e nel cuore degli italiani che l’hanno votata. Non ne potevano più di vedere il loro paese sfarinarsi e arretrare, vedere stuprata la realtà e calpestata la libertà dalle oligarchie internazionali ed interne, i loro media, il regime a senso unico.

E hanno affidato un messaggio di riscossa al leader più fresco, più in forma, più intonso, vergine di potere. Sarà una nuova affermazione del populismo, come voi dite, sarà un affidarsi di nuovo a chi è nuovo, ha il merito di non avere precedenti; sarà la coerenza di stare all’opposizione e perciò di rappresentare il diffuso malcontento. Ma la Meloni ha rappresentato l’irruzione del nuovo e l’interruzione del conforme. Che poi riuscirà a soddisfare le aspettative, a guidare un governo all’altezza della sfida e a superare indenne gli assalti, le pressioni, le minacce e le lusinghe dell’establishment, questo è un altro discorso; sapete come la penso, non alimento illusioni. Ma quella è stata l’intenzione di voto; sarà puerile, velleitaria, ma mille volte più nobile e positiva del rancore di chi votava a sinistra solo per odio e paura, cioè contro la destra; o di chi col voto ha fatto uso personale e scambio clientelare, come nel peggior passato e nel peggior sud.

Mai come questa volta la vittoria non è stata corale ma singolare: ha la faccia, la voce, gli occhi di Giorgia Meloni. Occhi di ragazza, dicevo ieri. Il resto è contorno. Hanno perso le Vecchie Zie: i tutori che comandano l’Italia, le consorterie, le curie, le cupole. Ora circonderanno la Meloni: se la vedono debole la massacreranno, se la vedono forte si fingeranno amici.

E gli altri leader politici? Letta col suo Pd ha perso perché ha puntato solo sulla paura del mostro, fascista-putiniano- orbaniano; non un programma positivo ma solo terrore, “sennò arrivano gli orchi”. Bisogna pur dire che ha concorso alla sua disfatta anche la giravolta di Calenda che lo ha sedotto e abbandonato, dopo che Letta aveva rotto i ponti con i grillini. A questo proposito va notato che il recupero di Conte (ma i grillini hanno pur sempre dimezzato i voti) è dovuto al recupero del populismo da strada, della demagogia pauperista ma anche all’abbandono dell’alleanza col partito-regime, il Pd.

La notazione generale da fare sul voto è che il populismo è ancora vincente sul piano elettorale. Quando si processa Salvini, e si ipotizza il passaggio di mano verso ZaiaFedriga o Giorgetti, si dimentica che Salvini ha perso consensi proprio perché ha smesso di essere il deprecato Salvini, ha abbandonato populismo e sovranismo e si è piegato a Draghi, al governo col Pd, poi addirittura a votare per Mattarella, seguendo proprio la linea “moderata” dei suoi antagonisti interni che oggi dovrebbero processarlo e sostituirlo.

Al di là del giudizio su Draghi vogliamo dirlo che non ha portato bene a chi lo ha sostenuto e in suo nome ha fatto campagna elettorale? Altro che l’Italia voleva ancora Draghi, ha votato l’unica oppositrice… Non hanno sfondato Calenda e Renzi, il draghiano Letta è stato sfondato, così pure Salvini che ha sostenuto il suo governo (pur per rispettabili ragioni); è affondato Di Maio neo-draghiano, si è salvato Berlusconi, passato anche politicamente dal Milan al Monza, ma resta pur sempre decisivo con la sua Forza Italia due. Invece ha trionfato chi si opponeva a Draghi, come la Meloni, ed è andata bene a chi ha innescato la crisi per mandarlo a casa (Conte). Poi certo, le elezioni hanno offerto, oltre l’anomalia di un solo candidato premier, anche altri spettacoli negativi: l’alta astensione, un record senza precedenti nelle politiche, i partiti devitalizzati, svuotati; pure i partitini anti-sistema sono stati un flop; e poi è stato deprimente il voto e il non voto del sud. Spie di un malessere grave (non a causa della Meloni, mi pare).

Ora cosa succede? A parte le grida di pericolo fascista che accompagneranno il centenario della Marcia su Roma, non mi aspetto grandi cambiamenti, non mi aspetto rivoluzioni né rotture, non mi aspetto ripensamenti sulla Nato e sull’Europa, o addirittura riabilitazioni del fascismo. Mi aspetto poco, mi aspetto molta continuità più qualche piccola svolta e qualche risultato simbolico, in tema di famiglia, di sicurezza e poco altro.

Ma mi auguro che accada almeno una cosa: che sia possibile nell’Italia della Meloni avere un altro punto di vista, senza essere considerati ciechi, pericolosi o retrivi come è stato finora. Mi auguro che con una premier di destra migliori la possibilità di vedere anche in altro modo la realtà, la vita, la storia, la cultura. In questi ultimi anni c’è stato un clima opprimente; se pensi altrimenti sei condannato al vituperio o al silenzio. Non sogno cambi di egemonie, figuriamoci, mi accontenterei che sia almeno riconosciuto chi la pensa diversamente, che ci sia spazio per l’oppure, che un altro punto di vista non sia un crimine o un regresso ma semplicemente un altro modo di vedere e affrontare le cose. Per il resto viva l’Italia e che la Madonna ci accompagni.

“Un risultato straordinario col simbolo della fiamma. Nostro padre sarebbe orgoglioso”

Elezioni 2022, figlie di Almirante: “Vittoria Meloni onora i nostri genitori”

“Un risultato straordinario che omaggia e rende onore al padre della destra italiana Giorgio Almirante e a sua moglie Assunta Almirante”. Interpellate dall’Adnkronos le figlie Giuliana e Marianna de’ Medici esprimono le loro emozioni in merito alla vittoria elettorale di Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia. “Per Giorgio Almirante – dice Marianna de’ Medici – il grandissimo successo col voto di voto di oggi avrebbe significato il compimento di un percorso, e anche per mia mamma, Donna Assunta, sarebbe stata felicissima, soprattutto per premiare il lavoro di questa ragazza che ha molto creduto nelle sue idee: credere nelle proprie idee è importantissimo. Giorgio Almirante da bambina mi diceva che la costanza viene sempre premiata”.

“Le idee – sottolinea ancora Marianna de’ Medici – quando sono belle e sincere e vengono dal cuore sono sentite e sono quindi eterne. Un successo così è plateale ed è dovuto anche alla negligenza e al cattivo governo da parte degli altri. Gli italiani si sono resi conto che non si va da nessuna parte continuando a governare in maniera assurda”.

“Questa è una vittoria storica. Va riconosciuto a Giorgia Meloni di aver portato il partito a risultati incredibili. Quello che voglio far notare è che questo risultato straordinario è stato raggiunto col simbolo della fiamma”, dice all’Andrkronos la sorella Giuliana de’ Medici , segretario nazionale della Fondazione Giorgio Almirante. Quando Giorgia Meloni nel suo discorso dopo la vittoria ha fatto riferimento alle persone che sono scomparse e meritavano di godersi questo risultato, faceva riferimento “non solo a mia mamma – osserva – ma a tutti coloro che hanno fatto sacrifici, che hanno lottato e che sono morti. Credo mio padre sarebbe contento di vedere la fiamma: il lavoro dei nostri padri è stato un lavoro che non ha avuto le stesse soddisfazioni, ma tutti i mattoni che hanno messo hanno permesso alle nuove generazioni di raggiungere qualcosa di molto importante”.