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Seduta del 16 marzo 1978

La «solidarietà nazionale» l’abbraccio nella stessa maggioranza tra Dc e Pci nasce contemporaneamente al sequestro di Aldo Moro, presidente della Democrazia cristiana. Nell’azione terroristica, le Brigate rosse uccidono cinque agenti della scorta dell’esponente politico. Il Msi-Dn con alla testa il segretario del partito chiede che lo Stato non rimanga fermo a guardare la tracotante offensiva del terrore; Ugo La Malfa, per i repubblicani, invoca la pena di morte contro le bande criminali. Almirante chiede provvedimenti decisi contro il terrorismo e mostra nel mirabile discorso grande senso di responsabilità ed impegno profondo.

Le Brigate Rosse sequestrano Aldo Moro

ALMIRANTE: “Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevole Presidente del Consiglio, a nome del gruppo e del partito che ho l’onore di rappresentare e a titolo personale esprimo la più ferma solidarietà al partito della Democrazia Cristiana, al suo presidente così duramente colpito e al suo segretario. Esprimo il nostro cordoglio alle famiglie delle sei vittime ci siamo dimenticati il povero maresciallo ucciso a Torino nei giorni scorsi nello stesso quadro delinquenziale di questi giorni. Signor Presidente, la prego di consentirmi, nel quadro dei discorsi di circostanza che abbiamo udito non alludo né al discorso dell’onorevole Zaccagnini né al discorso dell’onorevole La Malfa di inserire un discorso di opposizione, pur breve e composto, come l’occasione consiglia ed impone. Se non erro è il primo discorso di opposizione pronunciato oggi in quest’aula, opposizione della quale noi sentiamo altissimo il senso di responsabilità, perché crediamo di non errare affermando che in momenti come questi, e comunque in ogni momento, l’opposizione ha non soltanto il diritto, ma il dovere, proprio perché opposizione, di sentirsi rappresentante genuina dello Stato e della società, purché si tratti ed in questo caso vi assicuro che è così, e tenterò di dimostrarvelo di un’,opposizione responsabile, certamente di contrasto, ma senza dubbio di proposta e di alternativa. In questo momento abbiamo infatti delle proposte concrete da avanzare. Abbiamo sentito con soddisfazione le coraggiose parole pronunciate dall’onorevole La Malfa. Egli ha detto «a guerra, guerra», «alla emergenza si risponde con misure di emergenza»; e abbiamo sentito, con minore soddisfazione, ma con interesse, dichiarazioni analoghe, anche se molto più sfumate e attenuate, da parte dell’onorevole Craxi e da parte dell’onorevole Romita, i quali hanno accennato alla possibilità di «misure straordinarie» (credo di riferire con esattezza il loro pensiero).

Ebbene, noi proponiamo che qualche cosa si faccia immediatamente. Le nostre proposte sono le seguenti: in primo luogo, il signor ministro dell’Interno sia invitato in questo momento a presentare le dimissioni. Si tratta e lo dico senza alcuna inflessione di carattere personale, se siamo bene informati, se le notizie riportate dai giornali sono esatte, dell’unico ministro che il Partito Comunista italiano ha voluto imporre in quel dicastero a questo Governo.”

NATTA ALESSANDRO: “Sono favole!”

ALMIRANTE: “Sono favole di cui i giornali hanno parlato. Mi assumo la responsabilità di riferirle in questa libera democrazia, e credo di poterlo fare. Si tratta, comunque, di un ministro che aveva espresso, fino a non molto tempo fa, il libero desiderio (che noi abbiamo apprezzato e di cui pure si è parlato sui giornali) di essere preposto ad altro dicastero. Chiediamo che egli sia invitato oggi stesso a presentare le dimissioni, e che il signor Presidente della Repubblica sia posto nelle condizioni di firmare i relativi decreti, perché chiediamo che al dicastero dell’Interno sia chiamato immediatamente un militare. Si sorride di proposte che un minuto fa sono state fatte, sia pure in maniera non altrettanto chiara.”

Una voce dall’estrema sinistra: “Mandiamoci Miceli!”

ALMIRANTE: “E vi invito a rilevare che, quando un’opposizione come la nostra, così combattuta (non dallo Stato, ma dai rappresentanti dello Stato), avanza, come in questo momento, proposte di questo genere, da prova di alto senso di responsabilità, di grande disinteresse, e anche di un certo coraggio. Chiediamo che venga presentata nelle prossime quarantott’ ore una legge speciale («all’emergenza misure di emergenza») o straordinaria contro il terrorismo. Anche a questo riguardo, signor Presidente della Camera, abbiamo le carte in regola. Non voglio far perdere tempo né a lei né ai colleghi, ma ricordo diverse proposte di legge, indubbiamente meritevoli della denominazione di «eccezionali» o «speciali» per la tutela dell’ordine pubblico, che noi abbiamo avuto l’onore di presentare,alcune addirittura nella precedente legislatura, molte all’inizio di questa legislatura: proposte di legge che la Camera finora non si è degnata di prendere in esame, ma che riteniamo valide. Esse riguardano non sorridete il ripristino della pena di morte per i reati più efferati; l’applicazione del codice penale militare in momento ed in zone di emergenza, in luogo del codice penale comune; lo scioglimento per legge dei movimenti anticostituzionali e comunque dediti alla violenza sistematica; l’istituzione di Commissioni parlamentari d’inchiesta sulle radici, sulle origini, sui mandanti del terrorismo e della violenza. Non chiediamo che queste proposte di legge siano approvate; chiediamo che esse siano prese in esame dal Parlamento assieme ad un disegno di legge speciale contro il terrorismo che il Governo deve impegnarsi a presentare. Siamo prontissimi a rinunciare alla paternità delle nostre proposte, qualora le nostre firme dessero fastidio, ma non siamo pronti ad accettare passivamente che di questo grave problema si parli occasionalmente nei prossimi giorni e nelle prossime settimane.

Le chiediamo inoltre, signor Presidente della Camera, di voler disporre affinché la Camera resti aperta e non si conceda alcuna vacanza nei prossimi giorni, almeno fino a quando non sarà stato adottato qualche provvedimento e la situazione del paese non si sarà tranquillizzata; almeno fino a quando maggioranza ed opposizione non avranno avuto la possibilità di fare insieme il loro dovere da questi banchi e su questi banchi, perché i cittadini sappiano di essere da noi interpretati e difesi nel quadro e nei limiti degli obblighi costituzionali e delle leggi che il Parlamento vorrà approvare.

Chiediamo infine che venga riunito d’urgenza dal signor Presidente della Repubblica il Consiglio supremo di difesa, del quale egli è presidente. Senza mezzi termini, con durezza, mi permetto di dichiarare che, se il signor Presidente della Repubblica non ritiene di essere nella condizione, in questo momento, di ottemperare, sulla base dell’articolo 87 della Costituzione, a questo suo altissimo dovere, egli ha il dovere di anticipare la fine del suo mandato prevista per il 24 dicembre, in modo da consentire allo Stato italiano di essere rappresentato da chi gode della pienezza della sua autorità e dei suoi poteri. Queste sono alcune tra le proposte che noi avanziamo e comunque le prime urgenti proposte di emergenza che noi facciamo. Ciò premesso, e chiarito che siamo opposizione di proposta e di alternativa, che adempiamo questo dovere assumendocene le relative responsabilità, mi dovete consentire di rappresentare noi stessi anche come opposizione di denunzia, in questo momento, delle responsabilità presenti e di quelle pregresse.

Onorevole Presidente del Consiglio, questa mattina ella ha perso una grossa occasione politica, parlamentare e, direi, anche personale. Se avesse consegnato, come avrebbe dovuto fare e come l’opposizione aveva consentito che si potesse fare, le cartelle dattiloscritte della sua esposizione programmatica agli stenografi, e avesse espresso la volontà politica del Governo e della nuova maggioranza in termini di piena assunzione di responsabilità, di determinante decisione, d’ iniziativa; se avesse onorevole Presidente del Consiglio, nelle poche ore che ha avuto a disposizione, riunito il Consiglio dei ministri e consultato i capi della maggioranza parlamentare che la controllano per potersi presentare in un certo modo non tanto al Parlamento quanto al paese (gli italiani, infatti, hanno ascoltato la sua esposizione programmatica, e mi tormento immaginando in quale stato di rassegnazione, di disperazione o di profondo scetticismo ella, certamente senza volerlo, li ha indotti attraverso l’infelice esposizione di questa mattina); se ella avesse avuto il coraggio di presentarsi al Parlamento davvero come interprete di una nuova maggioranza, quale che essa sia, di un nuovo Governo in termini di emergenza; se ella avesse così agito, onorevole Presidente del Consiglio, certo la cosa non avrebbe avuto il minimo rilievo, per carità, e non avrebbe comunque avuto il nostro voto, per le motivazioni politiche che abbiamo in precedenza espresso nelle sedi opportune e che quest’oggi io sono chiamato a esprimere di nuovo sinteticamente, ma, senza alcun dubbio, avrebbe avuto l’approvazione del paese e del Parlamento e avrebbe messo l’opposizione in un grosso imbarazzo, anche umano. Le è mancata la sensibilità? Le è mancata la libertà d’iniziativa? Era stato forse come credo di avere compreso attraverso un passo del discorso dell’onorevole Berlinguer sollecitato dal nuovo padrone comunista a dire a tutti i costi determinate «cosucce» che il Partito comunista aveva bisogno fossero dette da lei questa mattina, per giustificare il passaggio del Partito comunista dal « ni » al sì? Io non so rispondere a questo interrogativo. So però, onorevole Presidente del Consiglio, che ella ha denunciato oggi paurose carenze di indirizzo, di senso di responsabilità, di adeguamento alla situazione, di capacità di governo, che io non sono così ingeneroso da volere attribuire alla sua persona, ma che attribuisco senz’altro alle penose condizioni in cui il suo partito si è messo, onorevole Presidente del Consiglio, attraverso l’adesione al nuovo patto d’intesa e di alleanza con il Partito comunista.

Lei ha detto, onorevole Presidente del Consiglio, a proposito della nuova maggioranza, che si tratta di un esplicito e solidale accordo parlamentare. Voglio sperare, a seguito di questa sua esplicita dichiarazione, che si cessi di parlare in tutti i settori politici e giornalistici di un accordo programmatico che non consisterebbe in un mutamento del quadro politico perché a meno di voler ammettere che in Parlamento non si fa politica, un chiaro, esplicito e solidale accordo parlamentare altro non è che un esplicito e solidale accordo politico fra la Democrazia cristiana e il Partito comunista. Allora, onorevoli colleghi di tutte le parti politiche che compongono la maggioranza, delle responsabilità pregresse, attuali e future, da ora in poi, rispondete tutti insieme! E voi della Democrazia cristiana dovete assumervi, nel momento in cui chiamate queste forze nella maggioranza insieme con voi, non soltanto le responsabilità attuali, ma anche soprattutto in relazione al problema dell’ordine pubblico le responsabilità pregresse delle sinistre e del Partito comunista in particolare; responsabilità pregresse che in questo momento dobbiamo ricordare e che non dico giustificano, ma spiegano e chiariscono lo sbiadito discorso testé pronunciato dall’onorevole Berlinguer, il quale, come unico rimedio alla situazione d’emergenza in cui l’ordine pubblico si trova in Italia, ha suggerito ed indicato lo sciopero generale e la sospensione del lavoro in tutte le fabbriche o in molte fabbriche. Questo è il progressismo dell’estrema sinistra! Siamo all’arcaismo, alla barba di Carlo Marx! Siamo, oltre tutto e soprattutto, a rimedi che sono peggiori del male. Siamo alla esasperazione dei conflitti sociali, nel momento in cui il Presidente del Consiglio, il Governo e la maggioranza formalmente debbono pur invitare ed a parole invitano il popolo italiano ad una ripresa di solidarietà globale e collettiva.

Ed allora, cosa c’è dietro le «Brigate rosse», nel tempo? Nel tempo, dietro le «Brigate rosse», c’è il clima di guerra civile che le sinistre fin dal 1960 hanno imposto all’Italia. Dietro le «Brigate rosse» c’è la lotta di classe, l’odio di classe e la conflittualità permanente che le sinistre ed in particolare il Partito comunista da tanti anni hanno imposto all’Italia. C’è, in correlazione alla escalation comunista verso il potere, la descalation dello Stato, quanto ad autorità e, addirittura, a rispettabilità. C’è il cinismo con il quale il Partito comunista ha saputo sfruttare, anno per anno, mese per mese, occasione per occasione, direi giorno per giorno e ora per ora, la debolezza congenita della classe dirigente della Democrazia cristiana, la predisposizione di una larga parte almeno della classe dirigente della Democrazia cristiana alla resa. C’è non dobbiamo dimenticarcene proprio in questo momento, dopo che su tutti i giornali se n’è parlato, dopo che ne hanno parlato autorevoli esponenti della stessa Democrazia cristiana, a cominciare dal presidente del gruppo parlamentare alla Camera, onorevole Piccoli c’è, dicevo, l’evidente collegamento tra il terrorismo internazionale, promosso dall’Unione Sovietica e dai suoi alleati o sudditi, ed il terrorismo interno.

Non ci si verrà a raccontare che le «Brigate rosse» hanno tecnicamente e autonomamente le capacità che hanno dimostrato! Non ci si verrà a raccontare che non esistono collegamenti organici tra la banda Baader-Meinhof e le «Brigate rosse»! Non si vorrà dimenticare quanto è stato pubblicato su tutti i giornali, circa i collegamenti tra le «Brigate rosse», i NAP ed i servizi segreti cecoslovacchi! Non si vorrà dimenticare quanto è stato pubblicato su tutti i giornali circa i probabili collegamenti tra le «Brigate rosse», i terroristi che operano all’interno del nostro paese ed il KGB! Non si vorrà dimenticare quanto è stato pubblicato su tutta la stampa mondiale a proposito dei collegamenti con il libico Gheddafi oltre a quelli con la Cecoslovacchia e con il KGB dei terroristi che operano in Italia! Tutto questo che significa? Significa che esiste rispondo agli ansiosi interrogativi che stamane si poneva l’onorevole Andreotti un programma mondiale di eversione e di terrorismo, che in Europa si sviluppa in queste guise e che in Africa si sviluppa più apertamente (basti pensare a quel che sta accadendo nel Corno d’Africa). Questo è l’internazionalismo dei nostri giorni! Questa è la solidarietà interna­zionalista, in nome della quale l’onorevole Berlinguer ha pronunziato i famosi sei minuti di discorso ó tanto apprezzati in termini eurocomunistici! ó al Cremlino! E proprio in un momento come questo, dopo tali testimonianze, alla presenza di de terminati dati di fatto, al cospetto di questi pericoli, nel pieno di questa congiura, nel pieno di questa tempesta, di questo caos com’, è stato scritto sul Times che colpisce l’Italia, proprio mentre siamo nell’occhio del ciclone (ed il ciclone è «comunistico», a livello internazionale ed a livello interno), proprio in questo momento la Democrazia cristiana molla, capitola ed accetta la maggioranza politica, parlamentare e programmatica, e quindi anche la corresponsabilità morale con il Partito comunista italiano e con il Partito socialista; ma soprattutto con il Partito comunista che anche se possiamo pensare che non vi siano corresponsabilità dirette e personali (non sto lanciando accuse contro le persone) rappresenta comunque quel mondo, che rappresenta quegli interessi, che rappresenta quei pericoli e quelle, insidie, che da trent’anni in Italia semina odio, predica odio per raccogliere una tempesta da scatenare su tutti quanti voi, ed in particolare proprio su voi democristiani, che vi prestate assieme ad altri piccoli complici di strada a manovre e a coperture di questo genere.

Questa è la denunzia accorta, responsabile, seria dell’opposizione, una denunzia che giustamente mi sembra colpisca non soltanto il Partito comunista, ma la Democrazia cristiana, tutta intera la Democrazia cristiana. Io non mi permetto di inserire alcuna ironia, in un momento così grave, in un discorso che tento di fare in modo rapidissimo (sono quasi alla conclusione) e composto. Ma i cosiddetti «cento» dove sono, che faranno stasera? Che farete? Probabilmente non parlate neppure, perché hanno rapito il presidente del vostro partito. Ma proprio perché hanno rapito il presidente del vostro partito avete il dovere non dico di parlare in quest’aula, ma di parlare al paese, di parlare alle vostre coscienze. Ma dovete dirci soprattutto quale sia la prospettiva. Il signor Presidente del Consiglio, a proposito della tragedia di questa mattina a Roma, ha notato che c’è (cito testualmente) un «preciso movente politico reso ancora più discutibile dalla giornata scelta». Quale movente? Movente vagamente e genericamente eversivo? Oppure un golpe all’italiana? Un movente politico verso destra, signor Presidente del Consiglio? I casi sono due: o non si tratta di un movente politico vero e proprio, ma soltanto del ricatto delle «Brigate rosse» nel tentativo di ottenere la liberazione di Curcio e compagni; o, se c’è un movente politico, data l’organizzazione che sostiene tale movente politico, dati i collegamenti espliciti di quell’ organizzazione con altre che vivono ed operano nel campo comunistico, quel movente politico tende a spostare l’asse del nostro paese ancora più a sinistra, tutto a sinistra.

Che cosa aspettate, onorevoli colleghi della Democrazia cristiana? Aspettate il terzo tempo? Quando fu realizzato il primo tempo, nel luglio 1976, noi, nella modestia delle nostre posizioni, vi avvertimmo, e tentammo di avvertire l’opinione pubblica. Abbiamo pagato un caro prezzo per quel nostro atteggiamento, che rivendichiamo a nostro onore perché i fatti, purtroppo (se ci avessero smentito ne saremmo stati felici), ci hanno dato ragione. Ora siamo al secondo tempo. Erano già stati precostituiti, nei giorni scorsi, i movimenti e le date del terzo. Può darsi che siano stati spostati, ma il terzo in vista è quello: il Partito comunista al Governo. Avete perduto e ve ne muoviamo rimprovero un’occasione storica. Sono passati sessanta giorni dall’apertura della crisi, dal 16 di gennaio: il tempo di una battaglia elettorale. Se l’Italia avesse potuto pronunciarsi con il voto, il comunismo non sarebbe andato avanti. Non so se saremmo andati avanti noi; certo si sarebbe stabilita, a livello di giudizio di popolo, una situazione quale domenica prossima si determinerà in Francia, quale si è determinata pochi giorni fa a Monaco di Baviera, quale si è determinata, da qualche tempo a questa parte, in tutti i paesi democratici in cui si è votato. Non è vero che il mondo vada a sinistra; è vero, purtroppo, che si tenta di strangolare da sinistra l’Italia nel momento in cui la conquista politica dell’Italia è un dato di importanza determinante per il blocco mondiale sovietico. Si sta combattendo, qui, la guerra; e voi, invece di combatterla sulla vostra trincea, sulla trincea politica del vostro stesso interesse (non voglio dire della vostra moralità o delle vostre tradizioni, perché non mi permetto di entrare in quelle che possono essere le scelte e le vicende interne del vostro partito: io ragiono, o tento di ragionare, con tutto il vostro partito); proprio in questo momento, quando avete assai probabilmente con voi il favore popolare per una battaglia di questo genere; quando avete ancora la possibilità di tenere in mano il potere di fronte ad un opposizione come la nostra, che è in battaglia, che non ha alcuna ambizione di potere e che ha la sola ambizione pulita di rappresentare gli italiani che la pensano in questo modo e non vi illudete: soprattutto a livello giovanile sono tanti!, voi tremate, vi rannicchiate tra le non robuste braccia di Enrico Berlinguer e date al paese un’, impressione che è di scoramento e di rassegnazione.

Ecco la denuncia che la nostra opposizione muove, denuncia non vana perché destinata senza dubbio ad avere larghe ripercussioni nell’opinione pubblica.

Vedremo, signor Presidente del Consiglio, che cosa farete nelle prossime ore o nei prossimi giorni: dico soprattutto nelle prossime ore. Voglio sperare che, immediatamente dopo il voto di fiducia, si riunisca il Consiglio dei ministri. Lo si è fatto in altri paesi in relazione a rapimenti di personaggi molto meno importanti di quanto non sia il vertice della Democrazia cristiana e dell’ordinamento politico italiano, l’onorevole Moro. Non ci avete pensato? Non poteva, signor Presidente del Consiglio, annunziare almeno questo? Qualcuno ha chiesto in aula che si riuniscano i capigruppo della maggioranza: riunite il Consiglio dei ministri, operate come Governo, assumetevi le vostre responsabilità. Gli italiani leggono sui giornali e apprendono dalla radio che le «Brigate rosse» hanno lanciato un ultimatum che dura 48 ore, minacciando Iddio non voglia un evento fatale qualora non vengano accontentate. Cosa sta facendo lo Stato italiano? Il signor Presidente della Repubblica dove è? Si è fatto vivo? Il signor Presidente del Consiglio ci ha «leggicchiato» un programmino che nessuno ascoltava, onorevole Andreotti, questa mattina, a cominciare dai deputati della Democrazia cristiana ai quali non do certamente torto.

Dov’è la vostra capacità di governare, la vostra fantasia, la vostra energia, la vostra solidarietà umana nei confronti del presidente del vostro partito? Dove sono gli strumenti a disposizione dello Stato, quegli strumenti che paghiamo tutti noi con il nostro denaro e, qualche volta, dalla mia parte, anche con il nostro sangue? Dov’è la vostra capacità di reagire virilmente e democraticamente, e nel quadro della Costituzione repubblicana che nessuno vuol toccare, ma che anzi tutti vorremmo ben attuata nelle larghe parti che voi da trent’anni avete lasciato inevase (soprattutto le parti sociali, vitali, fondamentali)? Dov’è il Governo? Se ci sei batti un colpo!

Onorevole Andreotti, glielo dice un oppositore, ma un oppositore leale: muovetevi nelle prossime ore, date prova di vitalità e non veniteci a lanciare inutili, vani, modesti, tardivi appelli ad un generico patriottismo. Quando al Governo c’è la capitolazione, anche il patriottismo è all’opposizione.”

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