Ricordi…

E’ difficile scrivere o parlare di ricordi perché non riesco a separarli, a distinguerli l’uno dall’altro. L’emozione mi fa ripercorrere con la mente avvenimenti e sensazioni senza un ordine cronologico, senza un’apparente filo logico, e cercare di raccontare questi frammenti di vita, che sono rimasti soltanto come un sentimento per una persona che non è più tra noi, non è una cosa che faccio senza rimanere coinvolta. E’ come scoprire una parte di me che è sempre rimasta nascosta, che non ho mai voluto far conoscere a nessuno. Soprattutto se – come nel mio caso – si è una persona che non lascia quasi mai trasparire i propri sentimenti, che cerca di rimanere sempre da parte forse perché mi basta godere delle soddisfazioni che i miei genitori hanno ed hanno avuto grazie alla loro grandissima personalità.

Se dovessi rispondere di getto alla domanda “cosa ricordi di lui”, direi: i suoi baci sulla testa o sulla guancia, con i baffi che mi pungevano, tutte le volte che rientrava a casa o usciva per andare a lavoro. Il suo era un bacio dolcissimo che ancora oggi sento su di me e che racchiudeva in se tutto l’amore che mi ha sempre donato.

Sono la più piccola della famiglia ed il pensiero di tutti, ma soprattutto il suo, è sempre stato quello di coccolarmi e viziarmi. Ho il ricordo di una infanzia bellissima, che spero di aver fatto vivere anche ai miei figli.

Ricordo la sua voce che mi chiamava “Giulì”, come non mi ha più chiamata nessun altro, o quando si rivolgeva a me con quel “passerottino”, che era il suo diminutivo per le persone a cui voleva bene. Era sempre pronto ad esaudire ogni mio desiderio, ma tutto questo non mi ha resa, credo, una persona viziata e dissennata; perché grazie al suo esempio è riuscito comunque a fare di me una donna equilibrata e “normale”.

Quando ero piccina, giocava sempre con me, che insieme a mia madre lo seguivo nei suoi fine settimana in giro per l’Italia.

Ricordo, poi, quando mi sono laureata: era emozionato più di me e, quando il correlatore è uscito dall’aula per farmi i complimenti e salutarlo, aveva le lacrime agli occhi; era felice di vedermi raggiungere quel traguardo e, forse, l’essermi intestardita nel voler discutere una tesi sul M.S.I. l’aveva inorgoglito.

Il giorno del mio matrimonio… non stava già bene, ma con una forza di volontà incredibile è riuscito ugualmente a regalarmi momenti indimenticabili.

E quando è nato il mio primo bambino, Raffaello, in clinica non ha permesso a nessuno di tenerlo in braccio; a Tremaglia ha detto candidamente che non si fidava. Tutti i giorni, verso l’ora di pranzo, passava in clinica a salutarmi e starmi vicino in silenzio, perché lui era così e, contrariamente a quanto si possa pensare, era un uomo schivo e di pochissime parole.

Un uomo che ha dato tanto e non si è risparmiato con nessuno, ma io penso sempre, con un po’ di presunzione, che a me abbia dato qualcosa di più.

Mi ha voluto bene di un amore profondo e di questo gli sarò sempre grata. Come non dimenticherò mai gli insegnamenti morali che è riuscito a comunicarmi con il suo esempio: l’umiltà, il rispetto per gli altri, la comprensione verso tutto e tutti, l’importanza di un sorriso, di una gentilezza. Suoi pregi che spesso venivano scambiati per freddezza o distacco, ma che in realtà erano solo espressione di un uomo introverso e silenzioso.

Giuliana de’ Medici

 

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