Sergio Ramelli 50 anni fa la morte a Milano

2025: L’ANNO DI SERGIO

Questa “lettera aperta” è un invito alla mobilitazione, corale e unitaria, per trasformare questo triste anniversario in un’occasione non solo di memoria e di testimonianza ma, soprattutto, di esempio e di monito per le nuove generazioni.

Ormai, infatti, la figura di Sergio Ramelli non può più essere considerata solo quella del martire di una parte politica ma è diventata il simbolo di chiunque abbia il coraggio di esprimere liberamente le proprie idee, opponendosi all’omologazione culturale e ai dogmi del politicamente corretto.
La sua è la storia di un ragazzo che, con la sua breve vita e con il sacrificio suo e della sua famiglia, ha testimoniato coraggio e coerenza, contro l’odio e contro ogni discriminazione politica.

Quest’anno sono già previste diverse iniziative:

  • Oltre al libro di Nicola Rao “Il tempo delle chiavi” (Piemme), già uscito, e alla ripubblicazione dello storico testo “Sergio Ramelli: una storia che fa ancora paura” (Idrovolante), è prevista la pubblicazione – tra marzo e aprile – di altri due importanti volumi dedicati a Sergio, che faranno molto discutere.
  • Altre 4 città (Sesto San Giovanni, Busto Arsizio, Brugherio e Macerata) stanno per completare l’iter d’intitolazione di un luogo pubblico alla memora di Sergio – Con queste saranno almeno 39 le “Città del ricordo” (le trovate sul sito).
  • Vorremmo che in ognuna di queste città, le targhe commemorative diventassero strumento d’informazione spiegando chi era Sergio, perché è morto e cosa significa oggi il suo esempio. Per questo – sul sito – verranno forniti adeguati materiali per la stampa di cartelli, volantini o pieghevoli.
  • Tra marzo e aprile verrà presentato (e messo in vendita da Poste Italiane) il francobollo commemorativo per i 50 anni della morte di Sergio Ramelli (per il quale si sono già accese le consuete polemiche).
  • Stiamo realizzando la grafica per una grande mostra in 25 pannelli che contiamo di poter esporre a Milano ma che potrà essere riprodotta ovunque (pubblicheremo i pdf per la stampa sul sito).

A tutto ciò (e a molto altro che è in preparazione e che comunicheremo tempestivamente) deve aggiungersi, naturalmente, l’iniziativa locale, sotto forma di convegni, presentazioni dei libri, concerti, tornei di calcio o altro.
L’invito per tutti è quello di cercare di organizzare eventi che siano il più possibile condivisi, partecipati, aperti e istituzionali, per diffondere sempre di più la storia di Sergio che è da considerarsi ormai un patrimonio della memoria nazionale.

Gli autori del primo libro e la redazione del sito sono sempre a disposizione sia per pubblicare le iniziative che verranno comunicate, sia per parteciparvi, laddove richiesto.

Per contatti scrivete a: redazione@sergioramelli.it

PER NON DIMENTICARE

Il Tempo 09 febbraio 2025

Foibe, censura a Menia e parola alla “rossa” Kersevan: la solita scuola a senso unico

La solita sinistra che vuole imporre la propria visione del mondo. È notizia degli scorsi giorni che Roberto Menia, senatore di Fratelli d’Italia, ma soprattutto da figlio di esuli e promotore della legge istitutiva del Giorno del Ricordo, è stato censurato nelle scuole. Cosa che invece non accade per Alessandra Kersevan, storica e ricercatrice, che ha libero accesso e guida gli studenti nelle uscite didattiche sul tema delle Foibe.

È stata la stessa Kersevan a pubblicare un lungo messaggio, ieri sera, sulla propria pagina Facebook con una serie di appuntamento in vista del 10 febbraio: “Questa mattina, all’interno di un progetto dell’ANPI della Bassa friulana indirizzato alle scuole, sono stata in un Liceo e poi ho guidato due classi a visitare il Sacrario memoriale del campo di concentramento fascista per civili jugoslavi di Gonars e di Visco (qui insieme al prof. Tassin) e la Caserma Piave di Palmanova dove nel 1944-45 nazisti e repubblichini imprigionarono torturano e uccisero centinaia di gappisti e partigiani friulani. Domani sarò a Parma, con Claudia Cerngoi, Andrea Martocchia e Roberto Spocci, per la conferenza ‘Foibe e fascismo’, lunedì a Melegnano (MI), e il giorno dopo a Osnago (LC), per completare in presenza la conferenza iniziata on line il 4 febbraio. È una battaglia culturale difficile la nostra di Resistenza Storica. Fascisti e affini per le loro menzogne hanno i megafoni delle televisioni, dei giornali e tutto l’apparato propagandistico istituzionale e in questi giorni tra Porzûs e foibe sono più scatenati che mai, decisi alla loro ‘soluzione finale’ contro Resistenza garibaldina e comunisti per distruggerne definitivamente la memoria storica. Non finisco però mai di meravigliarmi, dicono che il comunismo è finito 35 anni fa e ampiamente sconfitto, eppure l’anticomunismo è più virulento che mai. Che temano che mollando la presa propagandistica le loro mistificazioni vengano a galla e la gente possa rendersi conto della realtà delle cose? della natura criminale del fascismo? Un fascismo che non solo in Italia ma a livello mondiale vuole riprendere e continuare il dominio al servizio di un sistema capitalistico sempre più disumano”.

A corredare il tutto, oltre alle solite tematiche, c’è l’immagine della locandina del evento intitolato “Foibe e Fascismo”, che si tiene oggi a Parma presso la Sala Assistenza Pubblica. L’incontro è organizzato dall’ANPPIA (Associazione Nazionale Perseguitati Politici Italiani Antifascisti) e la Kersevan in particolare si occuperà del tema “Invasione e crimini di guerra italiani in Jugoslavia”. Viene inoltre ricordata una frase attribuita a Mussolini nel 1920, in cui si fa riferimento alla popolazione slava in termini dispregiativi, accompagnata dalla fotografia di un’esecuzione avvenuta il 31 luglio 1942 in Slovenia. Tutto ciò sì, l’incontro di Menia sulle Foibe all’istituto superiore cine-tv Rossellini di Roma no. I soliti rossi.

7 Gennaio 1978 Franco , Francesco e Stefano

Riportiamo il discorso tenuto da Giorgio Almirante il 10 gennaio 1978 alla Camera dei deputati . Come sempre le sue non sono parole di vendetta ma di pacificazione nazionale

“Questa atmosfera di rispetto, in molti casi di sincero cordoglio, che il martirio di tre giovani di destra ha determinato, rende meno arduo il mio compito; che è pur sempre difficilissimo, perché si tratta di comprimere e di reprimere stati d’animo, pur legittimi e comprensibili, sentimenti, risentimenti; per nobilitare e responsabilizzare questa discussione, come comandano i giovani puliti e cari che sono morti per la libertà di tutti, come comandano i loro familiari, dalle labbra dei quali non è uscita la minima invocazione alla vendetta, ma una chiara, ferma, severa, richiesta di giustizia e di pace: la richiesta, soprattutto, che da questo sangue altro sangue non esca, la richiesta che sia finalmente rotta la spirale dell’odio e della guerra civile. A questo punto il discorso che occorre fare è il discorso delle responsabilità, passate, presenti e future; il discorso delle responsabilità morali e civili, delle responsabilità politiche, delle responsabilità esecutive, sia in termini di prevenzione che di repressione”.
“Le responsabilità civili e morali sono le più gravi, perché nel tempo hanno determinato e aggravato le altre. Oggi, al cospetto di questo triplice crimine, tutti o quasi si inducono a parlare di pace e a smettere la propaganda dell’odio. Ma quanti parlavano tale linguaggio, sereno e responsabile, fino a qualche giorno fa? Quanti tra voi, quanti tra noi tutti, hanno veramente contribuito nei mesi e negli anni passati a disintossicare l’atmosfera, a educare alla pace e alla comprensione le giovani generazioni? Io non mi voglio presentare in veste di giudice; ma in veste di testimone sì, ho il diritto di farlo, perché da trent’anni non partecipo e non partecipiamo alle responsabilità e nemmeno alle possibilità del potere. Invece, quale gravame di responsabilità morali pesa su coloro che hanno gestito il potere a tutti i livelli, su coloro che hanno controllato e controllano la radio, la televisione, lo spettacolo, la scuola, il sindacato, la stessa cultura! Persino in questi giorni la radio e la tv sono state faziose, rifiutando di dare per esteso le nostre comunicazioni, che pure erano intese a placare gli animi, rifiutandomi la possibilità di lanciare un appello ai giovani nel nome della pace! Persino in questi giorni è stata chiusa e faziosa la scuola, nelle responsabilità politiche di vertice, non dando ascolto alla nostra richiesta di proclamare un giorno di lutto nelle scuole, in memoria dei giovani assassinati, di tutti gli studenti assassinati. D’altra parte lei stesso, signor ministro dell’Interno (Francesco Cossiga, ndr) ha parlato il 6 ottobre, nell’aula di questo ramo del Parlamento, il linguaggio dell’odio, della provocazione, della istigazione a delinquere contro la nostra parte, contro i nostri stessi giovani, e anche il linguaggio della calunnia, tanto è vero che i ragazzi che lei ha mandato in galera per quei fatti non debbono più rispondere di omicidio, né di concorso in omicidio, né di concorso morale in omicidio, né di rissa ma soltanto di presunti reati politici e di opinione”.
“Quanto alle responsabilità politiche, voi tutti avete costituito in questi ultimi mesi un regime, perché avete tentato di appropriarvi delle guarentigie costituzionali. La logica dei regimi, di qualunque colore essi siano, è la discriminazione; e con la discriminazione la violenza, e con la violenza l’odio e la spinta verso la guerra civile. Ora siete in crisi; e allora: o lo sbocco della crisi sarà ancora il patto a sei, il compromesso storico allargato, e in tal caso dovrete tener conto del fatto che noi siamo la opposizione; e che il tentativo di criminalizzare o di soffocare o comunque di discriminare la opposizione in quanto tale equivale alla riapertura di quella spirale dell’odio e della vendetta che in questi giorni dite di voler spezzare; o lo sbocco della crisi sarà il fallimento del compromesso storico e del precedente patto a sei, e allora non si dovrà parlare di governo di emergenza ma di governa di salute pubblica nazionale; cioè di una formula di reggimento del paese che non escluda alcuna componente, non già in termini di partecipazione alla maggioranza, al governo o al sottogoverno, e alle conseguenti lottizzazioni, ma in termini di corresponsabilizzazione, e quindi di pacificazione nazionale, come noi la vogliamo e la intendiamo. Ciò significa che la pacificazione nazionale, la salvezza della Nazione, non si può realizzare senza o contro i nostri ragazzi, senza o contro la nostra famiglia umana…”.

“Vivi se dovessi morire subito, pensa come se tu non dovessi morire mai”.

Oggi è il compleanno di Giorgio Almirante.

Esattamente 110 anni dalla sua nascita.

Lo vogliamo ricordare con una delle sue celebri frasi che lo hanno reso immortale.

Tanti auguri Giorgio 🇮🇹

Ugo Gentile e una vita per l’MSI

Pubblichiamo con grande piacere l’articolo del nostro iscritto Pierpaolo Bertone che ricorda Ugo Gentile in occasione del trentennale della sua scomparsa . Ugo Gentile un uomo che ha dedicato tutta la sua vita al MSI essendo stato fra l’altro il fondatore del partito a Bojano , nel Molise ,  nel 1947

 

UGO GENTILE UNA VITA PER L’MSI

A quasi trent’anni dalla sua scomparsa (1995-2025) la Fondazione “Giorgio Almirante”,  mi dà la possibilità di ricordare la figura che più di ogni altro, ha segnato, fin dalla sua costituzione, la vita dell’Msi in Molise, sapendo da subito, fare sintesi tra le varie anime del partito e segnare per anni la linea politica sia a livello provinciale che regionale.

Almirantiano di ferro, l’avvocato Ugo Gentile ha servito il suo partito, senza risparmiarsi, fino alla morte. Lo ha fatto con passione, fedeltà ed amore viscerale; un politico di razza, a detta di chi lo ha conosciuto ed ha potuto riconoscere nella sua persona l’essenza del vero missino.

Sicuramente può essere considerato, a pieno titolo, il “padre” della destra molisana.

Nato a Bojano (Campobasso) nel 1906 egli fin da giovane, precisamente nel 1923, aveva abbracciato la vita politica, aderendo in maniera convinta al Partito Nazionale Fascista.

Dopo essersi laureato in Giurisprudenza, era divenuto Seniore della Milizia. Volontario in Africa e, in seguito, in Spagna. Nel corso del secondo conflitto mondiale, combatte in Albania ed in Grecia.

L’8 settembre del 1943 si trova a Roma presso il Comando generale della Milizia con il grado di Centurione.

Aderisce volontariamente alla Repubblica sociale Italiana di stanza a Brescia. Fermato dagli americani, a Milano, venne rilasciato subito perché a suo carico non fu riscontrata alcuna accusa.

Ma è nel 1946, anno di nascita della Repubblica Italiana che in molti, compreso Gentile, aderirono da subito al Movimento sociale Italiano il partito che raccoglieva tutti coloro che con determinazione e coraggio, non si riconoscevano nella “morte della Patria” utilizzando le parole dello storico Renzo De Felice. Un partito che da subito ebbe la capacità di cogliere, le sollecitazioni di molti che in un momento delicato per la vita della Nazione (gli anni primo dopoguerra) guardavano ad esso, come ad uno strumento in grado di combattere, numerose battaglie politiche.

Giorgio Almirante, Enzo Erra, Pino Romualdi e Augusto De Masarnich ed altre personalità di spessore, intuiscono da subito che l’Msi non era solo un contenitore ideologico, legato all’esperienza del regime fascista ma un’alternativa valida, pienamente inserita nel contesto democratico.

 

 

 

 

A tal proposito, meriterebbero un approfondimento particolare, le organizzazioni giovanili e universitarie (Giovane Italia, Fronte Della Gioventù, Fuan) il grande impegno delle donne (MIF) e del sindacato (CISNAL).

Possiamo quindi parlare, non di un generico senso di nostalgia ma una identità politica specifica e ben strutturata.

Basti pensare ai grandi riferimenti culturali del partito, dal filosofo Giovanni Gentile a Carlo Costamagna, da Gioacchino Volpe a Julius Evola. Scienziati come Gugliemo Marconi ma anche insigni artisti che hanno dato lustro alla nostra Nazione.

Parlavo prima di una identità ben definita; sicuramente un grande contributo a far conoscere le idee e le proposte del partito furono le sezioni locali, presenti da subito in tutto il territorio nazionale.  

In Molise, la prima sezione del Msi nasce nel 1947 a Venafro (Is) ed è subito tangibile la notevole competizione tra la Democrazia Cristiana e l’alleanza tra missini e monarchici.

L’avvocato Ugo Gentile, intuisce che anche nel suo comune d’origine, bisogna dare spazio a militanti e simpatizzanti; fonda la sezione di Bojano e per anni sarà eletto consigliere; nel 1948 organizza un convegno, sulla necessità di costruire la galleria del Matese. Sarà questa sua battaglia che finirà per caratterizzare, per anni, la linea politica del partito in regione.

In buona sostanza, la sua idea era la realizzazione di una cerniera di collegamento tra le regioni Campania e Molise, in particolar modo le province di Caserta, Benevento e Campobasso. Questo strumento di unione avrebbe favorito l’uscita dall’isolamento e lo sviluppo ambientale, economico e sociale delle due regioni.

Avrebbe poi portato ulteriori benefici, come un migliore collegamento con la regione Abruzzo con un abbreviamento di almeno 70 Km attraverso la linea ferroviaria Napoli-Termoli (Cb) e Vasto (CH) con un tempo di percorrenza molto minore. Oltre ad un impatto ambientale quasi nullo ed al tempo stesso, un aumento della velocità dei trasporti che avrebbe consolidato la sinergia economico-sociale tra le regioni coinvolte.

Tutto ciò avrebbe elevato di parecchio la qualità della vita dei cittadini. Inoltre, aspetto non marginale, l’area del Matese sul fronte molisano, Bojano, in particolare, da sempre ricca di notevoli risorse idriche, divenne negli anni 50’il maggiore fornitore d’acqua, della città di Napoli e della sua area metropolitana. Per questo il traforo poteva rappresentare uno strumento per il potenziamento di tale servizio. Ma per svariate ragioni politiche tutto ciò rimane un’opera irrealizzata.

 

 

 

Dal 1952 Gentile viene sempre rieletto in consiglio provinciale, in maniera ininterrotta fino al 1970 quando vengono istituite le regioni. Proprio in quell’anno i molisani premiarono ancora una volta il suo grande impegno e la sua passione, eleggendolo consigliere regionale e lo sarà per tre legislature. Decidendo di non candidarsi più per il quinquennio 1985-1990 per dedicarsi pienamente alla segreteria provinciale che guidava dal 1969 proprio con il ritorno alla segreteria nazione dell’on. Giorgio Almirante.

Il 7 gennaio 1978 a Roma, nella sede missina di via Acca Larentia, nel quartiere Tuscolano, vengono uccisi con una mitraglietta Skorpion due giovani militanti di destra attivi nel Fronte della Gioventù, il 20enne Franco Bigonzetti e il 18enne molisano Francesco Ciavatta. Dopo poche ore, davanti alla sezione, viene organizzata una manifestazione di protesta per il vile attentato e durante quei momenti concitati, un terzo attivista Stefano Recchioni viene raggiunto, alla testa da un proiettile.

Pochi giorni dopo la salma di Francesco, viene restituita ai genitori che distrutti dal dolore fanno ritorno a Montagano per i funerali che si svolgono nella Chiesa madre del piccolo centro alle porte di Campobasso. In un clima di grande tensione, Gentile prima e Massimo Torraco poi (altro esponente di spicco del partito) al termine della celebrazione, descriveranno con due discorsi molto toccanti, la figura del giovane assassinato.

Per un atroce e singolare scherzo del destino, l’esistenza umana e politica dell’avv.Ugo Gentile, terminò proprio durante l’ultimo congresso provinciale del MSI, tenutosi a Campobasso il 15 gennaio 1995. Mentre alcuni delegati procedevano a coprire la Fiamma per far posto al nuovo simbolo di Alleanza Nazionale, l’avvocato bojanese venne colto da infarto e morì in ambulanza, mentre veniva trasportato in ospedale.

Non poteva esserci una conclusione diversa, per uomo che senza risparmiarsi, aveva donato tutte le sue forze migliori agli ideali alti e nobili della Politica.

In tanti che hanno avuto l’onore di conoscerlo, lo ricordano come un galantuomo, rispettoso delle idee altrui, un “maestro” per tanti giovani che si avvicinavano alla professione. Legato alla amata moglie, signora Giovanna Vivenzio ed alle figlie Emilia e Mariarosaria.

Fervente cattolico, veniva apprezzato e stimato anche dagli avversari politici; rimane ancora oggi, un esempio, a cui guardare con ammirazione.

 

Pierpaolo Bertone

Antonio Padellaro: “Servirebbe oggi il rispetto tra Almirante e Berlinguer”

Il giornalista e scrittore ricorda i “carissimi nemici”. “Pochi coraggiosi, Elly ha sbagliato col no ad Atreju”

Sergio Ramelli 49 anni dopo, c’è ancora chi ha nostalgia degli anni di piombo e dell’Italia divisa

 

Secolo d’Italia 29 Apr 2024  di Paolo Di Caro

C’era un sacco di sangue a via Paladino numero 15, a Milano, quel 13 marzo del 1975. Resterà lì anche oltre i quaranta giorni che separeranno un militante della destra giovanile milanese dalla morte. Sergio Ramelli aveva diciannove anni e la colpa, irredimibile, di essere il fiduciario del Fronte della Gioventù al Molinari, il suo istituto scolastico di appartenenza, prima di essere costretto a trasferirsi altrove per l’aria irrespirabile della discriminazione.

Ramelli, l’antifascismo militante lo mirò al centro del cranio

Questo bastò, con la formuletta salvacondotto dell’antifascismo militante, a inserirlo nelle liste di proscrizione, metterlo all’indice persino con la pubblicazione nella bacheca dell’istituto di un suo tema nel quale si permetteva di criticare le Brigate Rosse, i famosi “compagni che sbagliano”, piazzandogli un bel mirino al centro del cranio. Sergio morì, dopo un numero imprecisato di colpi di Hazet 36, per mano degli studenti di medicina del famigerato servizio d’ordine di Avanguardia operaia, dopo una lunga agonia, il 29 aprile del 1975.

La sua unica colpa: militare nel Fronte della Gioventù milanese

Moriva un “fascista” e sembrava non importasse a nessuno, tanto che il consiglio comunale meneghino applaudì alla sua morte, perché “uccidere un fascista non era un reato” in quella Italia e in quella Milano. Eppure Sergio non era un picchiatore, non aveva mai partecipato a nessuna rissa, si era iscritto al Movimento Sociale per reazione nei confronti di quelli che considerava i soprusi degli autonomi nel suo istituto. Un clima agghiacciante che pensavamo fosse stato seppellito dalla storia, così poco benevola nei confronti dei protagonisti degli anni di piombo eppure ancora oggi pochissimo “maestra di vita”.

Dopo mezzo secolo lo schema non cambia

A distanza di quarantanove anni, infatti, in nome dell’antifascismo militante i fantasmi della violenza “giusta”, quella proletaria dei figli di papà e degli intellettuali alla moda, sono tornati a far sentire la loro voce, dalle colonne dei giornali, nei talk televisivi, nelle aule universitarie, nei salotti dei premi letterari. E così Ilaria Salis, l’amica della “Hammerbande”, ovvero la “banda dei martelli” che colpisce, sulla base di una loro insindacabile selezione, neo-nazi in giro per l’Europa, passa da eroina incatenata sotto processo a Budapest addirittura a potenziale parlamentare europea, sotto le insegne della sinistra extraparlamentare. Oppure la novella finalista dello Strega, Valentina Mira, impegnata a ribaltare la narrazione di Acca Larentia, che punta a far diventare “pop”, con l’aiuto della critica militante, la storia dietro le quinte di un compagno suicida, Mario Scrocca. Il tutto, ovviamente, relegando gli assassinii di Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta e Stefano Recchioni a una conseguenza quasi scontata del fatto che fossero, poveri loro, “fascisti”, o peggio ancora “icone intoccabili del neofascismo”, come li definirà quasi con fastidio.

Non c’è pace per i morti in questa Italia

Lo schema è sempre quello, pericoloso e infallibile, nella sua meschinità: alzare il livello dello scontro, annullare le differenze e mettere nello stesso calderone tutto quanto non risponda ai canoni di democrazia della sinistra politico-intellettuale che su fascismo e antifascismo ha costruito carriere, fortune, beatificazioni in vita e postume. A questo schema si sacrifica tutto, dalla libertà di pensiero e di espressione, valida solo se le argomentazioni sono in linea con il pensiero dominante, alla incolumità anche fisica di chi decida di schierarsi dalla parte sbagliata della storia, fosse pure quella in linea con il pensiero della maggioranza degli italiani che scelga, democraticamente, un governo e i propri rappresentanti.

La sinistra è incapace di chiudere i conti col passato

Non c’è pace neppure per i morti in questa Italia volontariamente incapace di uscire dal dopoguerra. Non c’è pace per Sergio, seppure le sue foto in bianco e nero dovrebbero avere spazio solo nei libri di storia. Per raccontare come la violenza politica abbia segnato quella generazione e non si debbano ripetere gli errori del passato per non ripiombare nella logica degli opposti estremismi e della guerra per bande. C’è qualcuno, nella cittadella ovattata dell’intellighenzia autoproclamata di questa Italia che vuole veramente chiudere i conti col passato, storicizzarlo e andare avanti, o siamo ancora fermi, tristemente e anacronisticamente, alle “10, 100, 1000 Acca Larentia”, rassicurante feticcio per pseudo-rivoluzionari con l’aspirazione da cattivi maestri? La domanda, purtroppo, è soltanto retorica.

 

Archivio Corriere della sera 1975

Si sono svolti ieri, nella chiesa dei santi Nereo e Achilleo

I funerali di Sergio Ramelli

Era presente anche il segretario nazionale del MSI, Almirante. Accorato messaggio del cardinale Colombo

Si sono svolti ieri pomeriggio i funerali di Sergio Ramelli, lo studente diciannovenne aggredito a colpi di spranga da un commando dell’ultrasinistra e spentosi martedì dopo quarantasette gironi di agonia. Il rito funebre è stato celebrato nella chiesa dei Santi Nereo e Achilleo. Dopo la cerimonia la salma di Sergio Ramelli è stata trasportata al cimitero di Lodi dove è stata tumulata nella tomba di famiglia.
 Ai funerali, a fianco dei genitori affranti, erano presenti il segretario nazionale dell’MSI-Destra Nazionale, Giorgio Almirante ed altri dirigenti del partito nella organizzazione giovanile del quale Sergio Ramelli militava. Fra le corone di fiori quella del Presidente della Repubblica. Il Cardinale Arcivescovo di Milano, Giovanni Colombo, ha inviato a monsignor Augustoni, parroco della chiesa dei Santi Nereo e Achilleo un messaggi nel quale afferma tra l’altro “Questa giovane vita e le altre spente da una violenza barbara e inaccettabile ci ridestino  ad un forte sentimento di fraternità e impegnino cittadini ed autorità – ciascuno secondo le responsabilità del proprio posto – a costruire una rinnovata società, più giusta e più libera per tutti”.
 Prima del funerale alcune centinaia di giovani aderente al Fronte della Gioventù si erano radunati in piazzale Gorini, intendendo seguire il feretro in corteo dall’obitorio alla chiesa. La polizia ha invitato il gruppo a sciogliersi. Il consigliere comunale Tommaso Staiti ha avuto un diverbio con un funzionario di polizia; è stato fermato ed identificato in questura. Dopo l’episodio i giovani si sono allontanati dalla piazza senza incidenti. Al termine del rito funebre l’onorevole Almirante ha brevemente parlato ai presenti.
 Al termine dell’esequie l’ufficio politico della questura ha denunciato a piede libero tre neofascisti per scritte abusive altri quattro che al passaggio del feretro avevano fatto il saluto romano. LA polizia è intervenuta ancora in serata quando una ventina d ultrà di destra ha cercato di inscenare una dimostrazione in via Mancini e Piazza Risorgimento al grido di “duce, duce”. Tre estremisti sono stati arrestati per manifestazione sediziosa, apologia di fascismo e inottemperanza all’ordine di scioglimento.

Ricordiamo Donna Assunta

In occasione della scomparsa di Assunta Almirante , il 26 Aprile p.v. ,  sara’ celebrata a Roma presso la Basilica di Santa Maria in Montesanto ( Chiesa degli Artisti ) in Piazza del Popolo , una Santa Messa alle ore 19 . La Fondazione Giorgio Almirante per ricordare la Sua Presidente ripropone un bellissimo articolo che  Francesco Storace scrisse sul il quotidiano Il Tempo , in occasione del compimento dei suoi 100 anni

 

Francesco Storace 

Guardi Assunta Almirante e ne ammiri il portamento da Gran Signora che ha ancora molto da insegnare per il nostro futuro. Cent’anni madame, compiuti ieri e con il garbo severo e gentile maturato in una vita trascorsa con grandissimo stile.

E auguri cari ad una donna che rappresenta ancora molto per la comunità della destra italiana ma non solo. Perché tutti – anche chi non ne ha le stesse idee – rispetta la straordinaria compagna di vita di un uomo come Giorgio Almirante.

Non deve essere stato facile stare una vita accanto a quel leader che la volle con sé in seconde nozze. Entrambi erano stati sposati. Ma si innamorarono. Lui da Salsomaggiore, lei da Catanzaro, una scintilla che li accompagnò per decenni di vita trascorsa nella buona e nella cattiva sorte.

Lei lo conquistò con le sue buone maniere e ancora oggi la osservi e resti incantato dalla bellezza di quei capelli color argento che ornano un viso ancora capace di sentimenti di affetto. Ti guarda e lo capisci. La forza dell’eloquio di lui, il fascino dei suoi cerulei entrarono nel cuore di Assunta. E oggi di quell’uomo resta vivissima la memoria proprio per la forza di una donna come lei che da quasi quarant’anni ne trasmette il ricordo a tutte le generazioni in ogni parte d’Italia.

Assunta Almirante è amata da tantissime persone: il suo pellegrinaggio è in straordinaria continuità con il viaggio per cento volte in tutta Italia e in mille comizi che compì Giorgio. Apostolo delle idee che professava, moglie e sua seguace Assunta.

Assieme a sua figlia Giuliana, donna Assunta – come tutti la chiamano con grandissimo rispetto – ha dato vita alla fondazione Giorgio Almirante e come sempre ha fatto nella vita senza mai rinunciare ad esprimere le sue opinioni ogni volta che senta l’obbligo morale di farlo, come custode vivente di un grande patrimonio politico e culturale.

Non deve essere stato facile vivere con un uomo del carisma di Almirante, soprattutto per una donna di quel sud che faticava ad emergere nella vita sociale della Nazione. Almirante probabilmente direbbe oggi lo stesso di sua moglie, donna di fortissima e spiccata personalità. Leggendarie le battute riservate da donna Assunta ai massimi vertici del Msi di allora quando fiutava i soliti giochi politici che avrebbero potuto danneggiare il marito.

Ma rispettata – e sempre – anche dalle “vittime” delle sue sfuriate, perché chiunque sapeva che non c’era malanimo. Il bene di tutti come obiettivo.

Donna Assunta è una persona capace di stare a proprio agio in qualunque ambiente, potente o umile che sia, e questo la rende straordinaria da sempre.

Alla vigilia dei cento anni si è anche sottoposta alla vaccinazione, nello scorso mese di aprile. Per farlo ha scelto l’hub anti Covid dell’auditorium Parco della Musica.

Anche lì, una grande prova di vitalità. Donna Assunta si è fatta iniettare la dose del vaccino Moderna. In grande forma, il personale sanitario racconta di essere rimasto colpito per la capacità di camminare in maniera autonoma e l’energia dimostrata.

È bello raccontare di lei, e si potrebbe per mille episodi. Presente al congresso nazionale de La Destra nel novembre del 2008, spese all’epoca tutte le sue forze per tentare di unire, fin da allora e poi ancora per le politiche del 2013, quei mondi così lontani ma con lo stesso pensiero. Naufragò un incontro per un cammino comune tra chi scrive e Giorgia Meloni e non per colpa, diciamolo, della leader di Fratelli d’Italia. Fulminante la battuta di Assunta: “Centrodestra? No, cento destre…”, disse sconsolata con un’efficacia degna del miglior editoriale.

A lei si attribuisce anche la scelta di Gianfranco Fini come successore di Giorgio Almirante e nessuno capirà mai se questa è davvero la verità. Certo è che anche con Fini non rinunciò mai a dire la sua anche se nei momenti decisivi è stata capace di straordinari slanci per aiutare e sostenere quello che in fondo considerava il “delfino” del marito.

Donna Assunta è stata particolarmente importante nella vita di Giorgio Almirante in momenti terribili per l’uomo, quando cominciò la persecuzione giudiziaria sotto l’accusa di voler ricostituire il partito nazionale fascista e incredibili cose del genere. Con lui la magistratura non fu mai tenera, ma contro una persona immacolata non si poteva certo fare nulla di più.

E poi ancora, quando fu pilotata dall’esterno una scissione dimenticata dai più, Democrazia Nazionale, che portò via al Msi la maggioranza dei suoi deputati e senatori.

Momenti terribili, di grande sconforto per quello che era considerato un tradimento: donna Assunta affiancò il marito in tutta Italia per risollevare un mondo antico che non voleva accettare di perdere la rappresentanza di una comunità intera. E oggi si può dire che la scomparsa dei transfughi dal Parlamento nelle elezioni successive fu la più bella vittoria di una coppia straordinariamente unita.

E chissà di quanti ricordi di vita e di politica è oggi gelosa custode Assunta Almirante. Protagonista di tantissimi incontri riservati e forse proprio per questo anche inaspettata ammiratrice di Bettino Craxi, il socialista che voleva abbattere il muro eretto contro la destra nazionale.

Potrebbe raccontarli, scriverli, tramandarli quegli episodi con la lucidità che le appartiene, come la bella nonna di tutti noi. E anche per questo Il Tempo ne festeggia lo splendido centenario.