Foibe, Menia: “Il Giorno del Ricordo è arrivato tardi e con fatica. I negazionisti condannati dalla storia”

«Il Giorno del Ricordo è arrivato tardi, drammaticamente tardi: 60 anni dopo e con tanta fatica (l’ iter parlamentare è durato 10 anni)». A scrivere un lungo e vibrante intervento è Roberto Menia, il papà della legge che istituì il 10 febbraio come data per ricordare. Una data simbolo “per seminare memoria, recuperare dalla polvere della storia vicende nascoste, occultate, dimenticate, mai raccontate, infoibate anch’esse”. Il senatore di Fratelli d’Italia rammenta su Libero quanta  fatica sia costata arrivare a questo. Figlio di un’esule istriana, oggi afferma «Adesso il debito morale dell’Italia è in parte sanato». Ma quanta fatica e quanto tempo ci sono voluti per approdare ad un momento di pietas collettiva.

Menia: “Il Giorno del Ricordo è arrivato drammaticamente tardi”

“Richiesta di giustizia, amore, umanità, rispetto. E quando si semina prima o poi si raccoglie”, scrive Menia. Ma i rimpianti non si dissolvono:  il “Giorno del Ricordo” è arrivato tardi. “E molto, moltissimo, è andato perduto. I tesori della memoria di tanti vecchi, la cantilena della lingua del dolce sì, i profumi, lo spirito, le tradizioni. Troppi, donne e uomini, hanno chiuso gli occhi seppellendo con loro le vecchie care memorie. Le città hanno cambiato nome e quasi nessuno, oggi, in Italia conosce più Parenzo, Pola, Fiume, Zara: le chiamano Porec, Pula, Rijeka, Zadar”.

Menia, il bilancio: “In tanti hanno saputo quel che non sapevano”

“Convenienze politiche di ordine interno e internazionale indussero a cancellare dalla coscienza e dalla conoscenza degli italiani questa grande tragedia nazionale – scrive Roberto Menia-. Una tragedia che per decenni è rimasta confinata nelle memorie private delle nostre famiglie; lassù, in quell’angolo d’Italia alla frontiera orientale”. A quasi vent’anni dall’istituzione del giorno del ricordo, il bilancio che trae  Menia è in parte positivo: “è giusto dire che quella legge ha almeno in parte sanato il debito morale dell’Italia tutta nei confronti della tragedia giuliano -dalmata. Tanti hanno saputo quel che non sapevano. Nelle scuole si è iniziato a studiare, parlare, conoscere; città e paesi d’Italia hanno intitolato vie, parchi e percorsi alla memoria delle foibe e dell’esodo”.

“I negazionisti, piccole sacche condannate dalla storia”

Certo, non tutto è positivo: “Rimangono ancora, confinati fuori dal presente e da quel sentimento di umanità che dovrebbe legare ogni connazionale, i negazionisti in servizio permanente effettivo. Ma sono piccole sacche, condannate dalla storia. Oggi, 10 febbraio, l’Italia, quella dolce e orgogliosa di cui noi, figli dell’esodo, siamo innamorati, si riconcilia. E riconosce nella sua compiutezza il valore della grande prova che i giuliano -dalmati le seppero offrire.

FOIBE per non dimenticare , l’8 Febbraio a Roma in Fondazione Giorgio Almirante

Mercoledì scorso nella sede della Fondazione Giorgio Almirante a Roma anche noi abbiamo ricordato il dramma degli esuli Giuliani Dalmata e il dramma delle foibe insieme a Roberto Menia, padre della legge che ha istituito il giorno del ricordo, Roberto Rosseti, Federico Guidi e Oliviero Zoia

Raccolta generi alimentari

La Fondazione Almirante tra le varie iniziative, ha intenzione di effettuare una raccolta , PRESSO LA NOSTRA SEDE VIA GIROLAMO BOCCARDO 26 00191 ROMA , di generi alimentari non deperibili, da destinare alla mensa dei poveri della Parrocchia di Santa Lucia (Circonvallazione Clodia a Roma ). È un gesto che sarà sicuramente apprezzato e farà felici tante persone in difficoltà.
Grati della partecipazione potete portare o inviare in Fondazione la vostra offerta. Grazie a tutti e buone feste.

Ciao Lando , Amico Nostro !!!

Domani Mercoledì 21 Dicembre alle ore 12.00 presso la Basilica di Santa Maria in Montesanto a Piazza del Popolo ( Chiesa degli Artisti ) verra’ celebrato l’ultimo saluto al nostro caro amico Lando Buzzanca .

Video gruppo ” Quelli del Fronte della Gioventù ” – Almirante

 

Bellissimo video che pubblichiamo con molto piacere ringraziando di cuore gli autori

La Fondazione Giorgio Almirante per il sociale

La Fondazione Giorgio Almirante , il giorno Lunedi 12 Dicembre alle ore 17.30 , presso la propria sede di Roma in via Girolamo Boccardo 26 , affrontera’ il tema delle adozioni , con le testimonianze degli adottati e dei genitori adottivi . La discussione vedra’ la presenza di magistrati e avvocati del settore con i testimoni. Sara’ questa l’occasione per presentare i volumi di Anna Agostiniani sull’argomento.

Presentazione libri DESTRE ITALIANE

Martedi’ 29 Novembre presso la nostra sede di Roma in Via Girolamo Boccardo 26 dalle ore 18.30 lo scrittore Rodolfo Capozzi
presentera’ i suoi due volumi di ” Destre Italiane ” Prospettiva editrice .

Introduce , Giuliana de’ Medici Almirante , Presidente della Fondazione Giorgio Almirante

Moderatore , Roberto Rosseti , gia’ Vicedirettore del Tg1

Intervengono , Andrea Tremaglia , deputato di Fratelli d’Italia
Gianni Alemanno , gia’ Sindaco di Roma

Sabato 19 Novembre la Fondazione Giorgio Almirante a Treviso

SABATO 19 NOVEMBRE, dalle ore 17.3O, presso L’HOTEL FOGHER, IN STRADA OVEST, A TREVISO, ospiteremo ufficialmente la FONDAZIONE GIORGIO ALMIRANTE di Roma, impersonata dalla figlia del nostro indimenticabile Segretario del MSI SIG.RA GIULIANA de’ MEDICI ALMIRANTE. L’ incontro, che è previsto dalle 17.30 alle 19.30, sarà seguito dalla cena con gli ospiti romani cui potranno partecipare tutti i simpatizzanti. La cena si svolgerà nel ristorante dello stesso hotel Fogher alle ore 20 al costo di 30 euro a testa. ( a partire dal 12 novembre sarà gradito un messaggio al sottoscritto per sapere chi aderira’ alla cena stessa.). Questo appuntamento, già previsto per la primavera scorsa e rinviato per cause di forza maggiore, è molto importante per il nostro gruppo, nato, 18 mesi fa, dall’ esclusione dei ” missini” dai vertici provinciali di FdI. Fra noi e numerosi leali militanti della DESTRA STORICA, non iscritti a Fratelli d’ Italia è nato un sodalizio che mette davanti a tutto l’ onestà intellettuale e detesta la politica del compromesso e del sotterfugio. Il 19 NOVEMBRE verrà ricordata la figura di Giorgio Almirante, il cui pensiero è ancora attualissimo e verrà presentata la nuova edizione del noto libro ” Autobiografia di un Fucilatore” scritto dallo Stesso. Spero in un’ adesione massiccia a questo evento che, per molti di noi, rappresenta un bellissimo tuffo nel passato, tenendo presente, d’ altro lato, la modernità delle proposte e delle istanze che allora, negli anni 60 e 70, erano il nostro Credo e che dopo decenni sono il cardine dell’ azione politica dei cosiddetti partiti SOVRANISTI dell’ EUROPA di oggi. Prego tutti voi di estendere questo invito a più amici, sostenitori, militanti, possibile.

Dott. Pierfrancesco Cappelletto

La storia di ‘Via della Scrofa’, sede della destra italiana

AGI – 17 ottobre 2022 di Mauro Bazzucchi

L’edificio al civico 39 di questa via lunga e stretta nel cuore del Campo Marzio ha un primato: è l’unico quartiere generale di un partito che è riuscito a superare indenne il passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica

Il fatto che Silvio Berlusconi si sia recato a via della Scrofa per ricucire con Giorgia Meloni ha un significato simbolico rilevante, che non si esaurisce nella contingenza politica legata alla formazione del nascituro governo. L’edificio al civico 39 di questa via lunga e stretta nel cuore del Campo Marzio, infatti, ha un primato: è l’unico quartiere generale di un partito che è riuscito a superare indenne il passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica, quando le alterne fortune delle forze politiche travolte dal ciclone Tangentopoli o ridimensionate nelle loro capacità economiche, provocarono l’abbandono o il trasloco a sedi più economiche di quelle che gli italiani si erano abituati a sentire nominate per gran parte del Dopoguerra.
Erano i tempi del “Bottegone” comunista in via delle Botteghe Oscure e della sede Dc di Piazza del Gesù, pilastri dell’Italia della guerra fredda a pochi centinaia di metri, a metà strada dei quali le Brigate Rosse decisero di abbandonare il cadavere di Aldo Moro martire del compromesso storico. Poi c’era la sede del Psi a via del Corso e, alla fine dei “pastoni” politici, dopo aver riferito delle posizioni di quello che era chiamato “arco costituzionale”, si dava conto anche del parere di “via della Scrofa” sede del Msi.

Poi la geografia del potere cambiò, e con l’irruzione del Cavaliere sulla scena politica arrivarono Arcore, Palazzo Grazioli, via Bellerio per la Lega o le nuove sedi della sinistra, con l’effimera parentesi veltroniana del loft, prima della definitiva affermazione del Nazareno. Ma l’ampia sede scelta da Giorgio Almirante (che ne ospitò anche la camera ardente) ha resistito, grazie sostanzialmente a un fattore: quando terminò la parabola storica del Msi con la svolta di Fiuggi, il nuovo partito di Gianfranco Fini emigrò, ma a via della Scrofa restò la redazione della storica testata del partito, il Secolo d’Italia, mentre la proprietà delle mura fu intestata alla fondazione Alleanza Nazionale.

Fu proprio in ossequio a questa storia e al potere evocativo della sede della destra italiana che Meloni e gli altri fondatori di Fratelli d’Italia decisero di “tornare all’ovile”, cosa che in parte avevano simbolicamente già fatto accogliendo di nuovo nel proprio simbolo la fiamma tricolore che si era persa con la confluenza nel Pdl.

E così, negli ultimi anni, via della Scrofa era tornata ad essere viva, a ospitare sia le iniziative politiche (numerose conferenze stampa) che le riunioni degli organismi di un partito della destra. Ciò che non era forse prevedibile, è che per la prima volta nella sua storia, via della Scrofa non si limitasse ad essere quartier generale di una forza politica, ma a entrare a pieno diritto nei luoghi del potere. Un potere a cui oggi, Silvio Berlusconi, recandosi da Villa Grande al centro di Roma, ha fornito un palese segno di riconoscimento.

L’Italia che non vuole finire

Marcello Veneziani – La Verità – 28 settembre 2022

L’Italia e non solo l’Italia, ha vissuto due giorni di sogno e di incubo per la vittoria di Giorgia Meloni. Mezza Italia ha sognato, l’altra Italia che comprende i piani alti della società, ha patito un incubo. E i restanti sono rimasti in dormiveglia, spiazzati e spaesati.

Ora che ci svegliamo dalla fiaba della borgatara che si fece regina, la Calimero piccola e nera che si scopre la più amata dagli italiani, è tempo di riprendere coscienza, tornare alla realtà e capire cosa è successo.

Già, cos’è accaduto, qual è alla fine il messaggio che proviene dalle urne? L’Italia non vuole finire. E si è ribellata all’obbligo del pass ideologico, della mascherina politicamente corretta e del regime di sorveglianza di questi anni. Non dirò che la Meloni e la sua coalizione salveranno l’Italia, la sua sovranità e la sua civiltà né che ci libereranno dalla Cappa interna e globale, anzi non lo penso, è impresa troppo grande; ma dico cosa è successo nella mente e nel cuore degli italiani che l’hanno votata. Non ne potevano più di vedere il loro paese sfarinarsi e arretrare, vedere stuprata la realtà e calpestata la libertà dalle oligarchie internazionali ed interne, i loro media, il regime a senso unico.

E hanno affidato un messaggio di riscossa al leader più fresco, più in forma, più intonso, vergine di potere. Sarà una nuova affermazione del populismo, come voi dite, sarà un affidarsi di nuovo a chi è nuovo, ha il merito di non avere precedenti; sarà la coerenza di stare all’opposizione e perciò di rappresentare il diffuso malcontento. Ma la Meloni ha rappresentato l’irruzione del nuovo e l’interruzione del conforme. Che poi riuscirà a soddisfare le aspettative, a guidare un governo all’altezza della sfida e a superare indenne gli assalti, le pressioni, le minacce e le lusinghe dell’establishment, questo è un altro discorso; sapete come la penso, non alimento illusioni. Ma quella è stata l’intenzione di voto; sarà puerile, velleitaria, ma mille volte più nobile e positiva del rancore di chi votava a sinistra solo per odio e paura, cioè contro la destra; o di chi col voto ha fatto uso personale e scambio clientelare, come nel peggior passato e nel peggior sud.

Mai come questa volta la vittoria non è stata corale ma singolare: ha la faccia, la voce, gli occhi di Giorgia Meloni. Occhi di ragazza, dicevo ieri. Il resto è contorno. Hanno perso le Vecchie Zie: i tutori che comandano l’Italia, le consorterie, le curie, le cupole. Ora circonderanno la Meloni: se la vedono debole la massacreranno, se la vedono forte si fingeranno amici.

E gli altri leader politici? Letta col suo Pd ha perso perché ha puntato solo sulla paura del mostro, fascista-putiniano- orbaniano; non un programma positivo ma solo terrore, “sennò arrivano gli orchi”. Bisogna pur dire che ha concorso alla sua disfatta anche la giravolta di Calenda che lo ha sedotto e abbandonato, dopo che Letta aveva rotto i ponti con i grillini. A questo proposito va notato che il recupero di Conte (ma i grillini hanno pur sempre dimezzato i voti) è dovuto al recupero del populismo da strada, della demagogia pauperista ma anche all’abbandono dell’alleanza col partito-regime, il Pd.

La notazione generale da fare sul voto è che il populismo è ancora vincente sul piano elettorale. Quando si processa Salvini, e si ipotizza il passaggio di mano verso ZaiaFedriga o Giorgetti, si dimentica che Salvini ha perso consensi proprio perché ha smesso di essere il deprecato Salvini, ha abbandonato populismo e sovranismo e si è piegato a Draghi, al governo col Pd, poi addirittura a votare per Mattarella, seguendo proprio la linea “moderata” dei suoi antagonisti interni che oggi dovrebbero processarlo e sostituirlo.

Al di là del giudizio su Draghi vogliamo dirlo che non ha portato bene a chi lo ha sostenuto e in suo nome ha fatto campagna elettorale? Altro che l’Italia voleva ancora Draghi, ha votato l’unica oppositrice… Non hanno sfondato Calenda e Renzi, il draghiano Letta è stato sfondato, così pure Salvini che ha sostenuto il suo governo (pur per rispettabili ragioni); è affondato Di Maio neo-draghiano, si è salvato Berlusconi, passato anche politicamente dal Milan al Monza, ma resta pur sempre decisivo con la sua Forza Italia due. Invece ha trionfato chi si opponeva a Draghi, come la Meloni, ed è andata bene a chi ha innescato la crisi per mandarlo a casa (Conte). Poi certo, le elezioni hanno offerto, oltre l’anomalia di un solo candidato premier, anche altri spettacoli negativi: l’alta astensione, un record senza precedenti nelle politiche, i partiti devitalizzati, svuotati; pure i partitini anti-sistema sono stati un flop; e poi è stato deprimente il voto e il non voto del sud. Spie di un malessere grave (non a causa della Meloni, mi pare).

Ora cosa succede? A parte le grida di pericolo fascista che accompagneranno il centenario della Marcia su Roma, non mi aspetto grandi cambiamenti, non mi aspetto rivoluzioni né rotture, non mi aspetto ripensamenti sulla Nato e sull’Europa, o addirittura riabilitazioni del fascismo. Mi aspetto poco, mi aspetto molta continuità più qualche piccola svolta e qualche risultato simbolico, in tema di famiglia, di sicurezza e poco altro.

Ma mi auguro che accada almeno una cosa: che sia possibile nell’Italia della Meloni avere un altro punto di vista, senza essere considerati ciechi, pericolosi o retrivi come è stato finora. Mi auguro che con una premier di destra migliori la possibilità di vedere anche in altro modo la realtà, la vita, la storia, la cultura. In questi ultimi anni c’è stato un clima opprimente; se pensi altrimenti sei condannato al vituperio o al silenzio. Non sogno cambi di egemonie, figuriamoci, mi accontenterei che sia almeno riconosciuto chi la pensa diversamente, che ci sia spazio per l’oppure, che un altro punto di vista non sia un crimine o un regresso ma semplicemente un altro modo di vedere e affrontare le cose. Per il resto viva l’Italia e che la Madonna ci accompagni.